L’intervento proposto avanza la questione della rappresentazione del passato nelle scenografie teatrali di fine Settecento, ed è in parte il risultato di un periodo di ricerca svolto come borsista presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia. Quali erano gli scenari maggiormente richiesti dal repertorio teatrale di fine secolo e in che modo i pittori di scene si documentavano per realizzarli? Delineando l’operato artistico di due artisti, Ignazio Degotti (1758-1824) a Parigi e Antonio Basoli (1774-1848) a Bologna, si affronta il tema della formazione artistica del decoratore di scene e delle fonti a sua disposizione. Il recupero dell’antico era un passaggio necessario per la rappresentazione del passato che avveniva attraverso un attento studio sulle rovine, sui testi specialistici e sui repertori di antiquaria. Incisioni, bozzetti scenografici e cronache di giornale informano su come la relativa libertà del mezzo teatrale permetteva all’artista di poter giocare con l’inventiva e proporre in scena un passato spesso fantasioso e immaginato, seppur non privo di riferimenti reali. Per gli scenografi di fine secolo, la produzione incisoria di Giambattista Piranesi (1720-1778) era una fonte di studio privilegiata. Piranesi, avendo usato la scenografia come campo di sperimentazione era stato un pioniere nelle ricostruzioni del passato, senza mai allontanarsi del tutto dalla veridicità di una solida conoscenza antiquaria. Gli artisti che si ispireranno a lui, come Degotti e Basoli, porteranno sulle scene teatrali l’esuberanza di un’immaginazione fervida e febbrile che ben caratterizzerà le stagioni teatrali di fine Settecento. Nell’Ottocento dominato da Alessandro Sanquirico, questo tipo di immaginario lascerà spazio ad un nuovo momento della scenografia teatrale caratterizzato da una maggiore compostezza, rigore e pulizia delle architetture, definite forse troppo severamente “gelide” da Giulio Ferrari nel 1902.
Orientalismi, esotismi e classicismi: il senso del passato nelle scenografie teatrali di fine ‘700 / Cazzato, Elisa. - (2019). ( Società Italiana di Studi Secolo sul Decimonono (SISSD): L’invenzione del passato nel XVIII secolo Rimini 27-29 maggio 2019).
Orientalismi, esotismi e classicismi: il senso del passato nelle scenografie teatrali di fine ‘700
elisa cazzato
2019
Abstract
L’intervento proposto avanza la questione della rappresentazione del passato nelle scenografie teatrali di fine Settecento, ed è in parte il risultato di un periodo di ricerca svolto come borsista presso la Fondazione Giorgio Cini a Venezia. Quali erano gli scenari maggiormente richiesti dal repertorio teatrale di fine secolo e in che modo i pittori di scene si documentavano per realizzarli? Delineando l’operato artistico di due artisti, Ignazio Degotti (1758-1824) a Parigi e Antonio Basoli (1774-1848) a Bologna, si affronta il tema della formazione artistica del decoratore di scene e delle fonti a sua disposizione. Il recupero dell’antico era un passaggio necessario per la rappresentazione del passato che avveniva attraverso un attento studio sulle rovine, sui testi specialistici e sui repertori di antiquaria. Incisioni, bozzetti scenografici e cronache di giornale informano su come la relativa libertà del mezzo teatrale permetteva all’artista di poter giocare con l’inventiva e proporre in scena un passato spesso fantasioso e immaginato, seppur non privo di riferimenti reali. Per gli scenografi di fine secolo, la produzione incisoria di Giambattista Piranesi (1720-1778) era una fonte di studio privilegiata. Piranesi, avendo usato la scenografia come campo di sperimentazione era stato un pioniere nelle ricostruzioni del passato, senza mai allontanarsi del tutto dalla veridicità di una solida conoscenza antiquaria. Gli artisti che si ispireranno a lui, come Degotti e Basoli, porteranno sulle scene teatrali l’esuberanza di un’immaginazione fervida e febbrile che ben caratterizzerà le stagioni teatrali di fine Settecento. Nell’Ottocento dominato da Alessandro Sanquirico, questo tipo di immaginario lascerà spazio ad un nuovo momento della scenografia teatrale caratterizzato da una maggiore compostezza, rigore e pulizia delle architetture, definite forse troppo severamente “gelide” da Giulio Ferrari nel 1902.| File | Dimensione | Formato | |
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