Oswald Mathias Ungers si rivela in queste pagine maestro della misura: artefice che converte il pensiero – teorico e poietico – in costruzione mediante una pratica rigorosa e al tempo stesso profondamente poetica. La geometria assume qui valore operativo, diventando strumento di chiarificazione che rende possibile la traduzione dell’idea in forma costruita. Il titolo – Metrica dell’astratto – intende proprio richiamare questa tensione: l’astratto si presenta come campo di forze reso operativo dalla metrica, la quale trasforma l’atto inventivo in una regola verificabile e ripetibile. In questo ordito, la figura quadrata si offre come matrice operativa – passo metrico, unità di relazione e dispositivo di variazione – la cui reiterazione organizza lo spazio e fonda una grammatica compositiva trasmissibile. Il volume raccoglie e mette a confronto nove opere dell’età matura di Ungers, componendo una mostra ideale in cui ciascun edificio, inteso quale unità autonoma d’indagine, si pone in dialogo con i restanti e, dal reciproco incontro, affiorano pratiche reiterate e varianti deliberate che attestano la coerenza metodologica e disvelano la ricchezza di metamorfosi propria dell’opera del maestro tedesco. Disegni originali e ridisegni critico-analitici accompagnano il percorso, mostrando come la regola modulare operi sul crinale tra reale e astratto: la misura si materializza, divenendo norma costruttiva che orienta la lettura dello spazio. La pratica progettuale qui indagata mette in luce un nodo insieme epistemico e sensibile: la forma si dispiega come emanazione della misura, mentre la metrica si afferma come criterio conoscitivo. In sintesi, con poche pagine concentrate, questo studio propone una lettura meditata della lezione ungersiana, dimostrando come la metrica dell’astratto disciplini il modulo e riconsegni all’architettura la capacità di misurare, ordinare e significare il mondo.
Oswald Mathias Ungers. Metrica dell'astratto / Lubrano, Oreste. - (2025), pp. 1-160.
Oswald Mathias Ungers. Metrica dell'astratto
Oreste Lubrano
2025
Abstract
Oswald Mathias Ungers si rivela in queste pagine maestro della misura: artefice che converte il pensiero – teorico e poietico – in costruzione mediante una pratica rigorosa e al tempo stesso profondamente poetica. La geometria assume qui valore operativo, diventando strumento di chiarificazione che rende possibile la traduzione dell’idea in forma costruita. Il titolo – Metrica dell’astratto – intende proprio richiamare questa tensione: l’astratto si presenta come campo di forze reso operativo dalla metrica, la quale trasforma l’atto inventivo in una regola verificabile e ripetibile. In questo ordito, la figura quadrata si offre come matrice operativa – passo metrico, unità di relazione e dispositivo di variazione – la cui reiterazione organizza lo spazio e fonda una grammatica compositiva trasmissibile. Il volume raccoglie e mette a confronto nove opere dell’età matura di Ungers, componendo una mostra ideale in cui ciascun edificio, inteso quale unità autonoma d’indagine, si pone in dialogo con i restanti e, dal reciproco incontro, affiorano pratiche reiterate e varianti deliberate che attestano la coerenza metodologica e disvelano la ricchezza di metamorfosi propria dell’opera del maestro tedesco. Disegni originali e ridisegni critico-analitici accompagnano il percorso, mostrando come la regola modulare operi sul crinale tra reale e astratto: la misura si materializza, divenendo norma costruttiva che orienta la lettura dello spazio. La pratica progettuale qui indagata mette in luce un nodo insieme epistemico e sensibile: la forma si dispiega come emanazione della misura, mentre la metrica si afferma come criterio conoscitivo. In sintesi, con poche pagine concentrate, questo studio propone una lettura meditata della lezione ungersiana, dimostrando come la metrica dell’astratto disciplini il modulo e riconsegni all’architettura la capacità di misurare, ordinare e significare il mondo.| File | Dimensione | Formato | |
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