Il volume indaga, a partire dalla perlustrazione di vari campi dello scibile sino a prevenire all’ambito dell’arte del costruire, il tema dell’origine come radice e riferimento constante dell’architettura nel suo continuo processo rifondativo alla ricerca del senso. Non un nostalgico o derivativo ‘ritorno’ alle origini ma una ‘andata’ all’origine primigenia per ritrovare il significato autentico delle forme. L’origine e quindi l’archè rimandano agli archetipi come primi, originari e germinali tipi, derivati dall’estrazione/astrazione dai corrispondenti archetipi naturali, e come condizione germinale dell’architettura attraverso il passaggio ai tipi e dai tipi agli ectipi e quindi alle opere nella loro realtà. Un passaggio e non una discesa lineare e che continuamente si ri-alimenta. Gli archetipi individuati dallo studio, tra i molti possibili, come i più fondativi per l’architettura sono il Recinto e il Riparo che, nel determinare il tipo a corte o l’aula, ipostatizzano l’atto del recingere, del delimitare e quello del coprire, del proteggere. Il primo rimanda alla continuità stereotomica e il secondo alla discontinuità tettonica sia nella costituzione figurale e formale sia in quella costruttiva ineludibile. Gli archetipi vanno considerati, non in senso diacronico come punto di inizio storico, ma sincronicamente, hic et nunc, come fonte inesauribile dell’ideazione architettonica per determinare un novum consapevole a partire da un notum condiviso poiché come rileva Karl Kraus “l’origine è la meta”, quell’origine che è sempre la parte visibile del nostro futuro.
Sull’origine. Architettura come archè / Capozzi, Renato. - 52:(2026), pp. 1-174.
Sull’origine. Architettura come archè
Renato Capozzi
2026
Abstract
Il volume indaga, a partire dalla perlustrazione di vari campi dello scibile sino a prevenire all’ambito dell’arte del costruire, il tema dell’origine come radice e riferimento constante dell’architettura nel suo continuo processo rifondativo alla ricerca del senso. Non un nostalgico o derivativo ‘ritorno’ alle origini ma una ‘andata’ all’origine primigenia per ritrovare il significato autentico delle forme. L’origine e quindi l’archè rimandano agli archetipi come primi, originari e germinali tipi, derivati dall’estrazione/astrazione dai corrispondenti archetipi naturali, e come condizione germinale dell’architettura attraverso il passaggio ai tipi e dai tipi agli ectipi e quindi alle opere nella loro realtà. Un passaggio e non una discesa lineare e che continuamente si ri-alimenta. Gli archetipi individuati dallo studio, tra i molti possibili, come i più fondativi per l’architettura sono il Recinto e il Riparo che, nel determinare il tipo a corte o l’aula, ipostatizzano l’atto del recingere, del delimitare e quello del coprire, del proteggere. Il primo rimanda alla continuità stereotomica e il secondo alla discontinuità tettonica sia nella costituzione figurale e formale sia in quella costruttiva ineludibile. Gli archetipi vanno considerati, non in senso diacronico come punto di inizio storico, ma sincronicamente, hic et nunc, come fonte inesauribile dell’ideazione architettonica per determinare un novum consapevole a partire da un notum condiviso poiché come rileva Karl Kraus “l’origine è la meta”, quell’origine che è sempre la parte visibile del nostro futuro.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


