La costante evoluzione del mondo contemporaneo costringe necessariamente a rivalutazioni e adattamenti. Pertanto, se la cultura e la società sono soggette a continui mutamenti, ancor più la casa è costretta a trasformarsi: in quanto organismo architettonico vissuto e vivo, essa deve rispondere a esigenze sempre diverse e adattarsi ai repentini cambi delle condizioni ambientali, economiche e sociali. Il campo dell’edilizia residenziale pubblica rappresenta di conseguenza un ambito di riflessione sugli strumenti di base da fornire alla cittadinanza per poter abitare degnamente, in salubrità e in maniera paritaria. Benché le soluzioni tendano sempre a un obiettivo comune, le interpretazioni delle questioni variano sensibilmente in relazione ai punti di vista, e la traduzione delle idee progettuali risulta spesso in conflitto con la realtà, dovendo così scendere a compromessi tra istanze teoriche e pratiche. Recependo anche l’eco di recenti accadimenti, attraverso l’analisi di alcuni emblematici casi di studio, si vuole fare il punto su quanto realizzato in Campania in relazione alla rilevanza e alle modalità di persistenza delle case abitate, ragionando su quanto gli ambienti progettati in passato siano ancora attuali e adeguati all’odierna vita quotidiana. Durante il Novecento, infatti, si sono susseguiti vari programmi di edilizia residenziale pubblica, ciascuno con proprie linee guida riguardo alla composizione degli alloggi; il patrimonio residenziale costituitosi risulta ancora densamente abitato, seppure in molti casi trasformato. Pertanto, la domanda su cui si vuole riflettere è la seguente: se per le strutture e i relativi materiali esiste una vita nominale di progetto – intesa in «numero di anni nel quale è previsto che l’opera, purché soggetta alla necessaria manutenzione, mantenga specifici livelli prestazionali» – è possibile applicare tale definizione pure alle tipologie di progettazione architettonica, in ragione delle trasformazioni culturali e di vita intervenute nel tempo? Il progetto, afferente al Centro Interdipartimentale di Ricerca per i Beni Architettonici e Ambientali e per la Progettazione urbana BAP-Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato sostenuto dal contributo Qualità dell’Architettura 2024 della Regione Campania, Direzione Generale Governo del Territorio, in attuazione della Legge Regionale 19/2019. La mostra si è tenuta dal 27 febbraio al 14 marzo 2026 presso Palazzo Gravina (via Monteoliveto, 3 - Napoli), Dipartimento di Architettura.
Vita nominale della casa sociale. Esposizione dei risultati del progetto di ricerca sull'edilizia residenziale pubblica campana del Novecento / Belli, Gemma; Bizzarri, Ermanno. - (2026).
Vita nominale della casa sociale. Esposizione dei risultati del progetto di ricerca sull'edilizia residenziale pubblica campana del Novecento
Gemma Belli
;Ermanno Bizzarri
2026
Abstract
La costante evoluzione del mondo contemporaneo costringe necessariamente a rivalutazioni e adattamenti. Pertanto, se la cultura e la società sono soggette a continui mutamenti, ancor più la casa è costretta a trasformarsi: in quanto organismo architettonico vissuto e vivo, essa deve rispondere a esigenze sempre diverse e adattarsi ai repentini cambi delle condizioni ambientali, economiche e sociali. Il campo dell’edilizia residenziale pubblica rappresenta di conseguenza un ambito di riflessione sugli strumenti di base da fornire alla cittadinanza per poter abitare degnamente, in salubrità e in maniera paritaria. Benché le soluzioni tendano sempre a un obiettivo comune, le interpretazioni delle questioni variano sensibilmente in relazione ai punti di vista, e la traduzione delle idee progettuali risulta spesso in conflitto con la realtà, dovendo così scendere a compromessi tra istanze teoriche e pratiche. Recependo anche l’eco di recenti accadimenti, attraverso l’analisi di alcuni emblematici casi di studio, si vuole fare il punto su quanto realizzato in Campania in relazione alla rilevanza e alle modalità di persistenza delle case abitate, ragionando su quanto gli ambienti progettati in passato siano ancora attuali e adeguati all’odierna vita quotidiana. Durante il Novecento, infatti, si sono susseguiti vari programmi di edilizia residenziale pubblica, ciascuno con proprie linee guida riguardo alla composizione degli alloggi; il patrimonio residenziale costituitosi risulta ancora densamente abitato, seppure in molti casi trasformato. Pertanto, la domanda su cui si vuole riflettere è la seguente: se per le strutture e i relativi materiali esiste una vita nominale di progetto – intesa in «numero di anni nel quale è previsto che l’opera, purché soggetta alla necessaria manutenzione, mantenga specifici livelli prestazionali» – è possibile applicare tale definizione pure alle tipologie di progettazione architettonica, in ragione delle trasformazioni culturali e di vita intervenute nel tempo? Il progetto, afferente al Centro Interdipartimentale di Ricerca per i Beni Architettonici e Ambientali e per la Progettazione urbana BAP-Università degli Studi di Napoli Federico II, è stato sostenuto dal contributo Qualità dell’Architettura 2024 della Regione Campania, Direzione Generale Governo del Territorio, in attuazione della Legge Regionale 19/2019. La mostra si è tenuta dal 27 febbraio al 14 marzo 2026 presso Palazzo Gravina (via Monteoliveto, 3 - Napoli), Dipartimento di Architettura.| File | Dimensione | Formato | |
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