Negli ultimi anni gli ambienti scientifici si mostrano particolarmente interessati ad approfondire l’importanza delle caratteristiche dell’ambiente nel determinare la qualità, l’originalità e la tipicità delle produzioni agro-alimentari. La conoscenza dell’intimo legame esistente tra il prodotto ed il territorio con le sue peculiari caratteristiche geologiche, pedologiche e climatiche consente di migliorare la gestione agronomica e di orientare le scelte colturali in maniera da rendere ottimali i rapporti tra ambiente e cultivar, al fine di consentire la manifestazione di tutte le sue potenzialità produttive, intese non solo sotto l’aspetto quantitativo, ma anche sotto quello qualitativo. La conoscenza di tale legame tra ambiente e risultato produttivo è avanzata soprattutto per la coltura della vite: negli ultimi decenni l’attitudine di differenti zone alla viticoltura è stata oggetto di numerosi studi a carattere interdisciplinare (Lulli et al., 1989; Costantini, 1992; Fregoni e Zamboni, 1992), che hanno esaminato le influenze esercitate sul risultato produttivo da condizioni ambientali (suolo, clima), pratiche agronomiche, patrimonio genetico, tecniche di vinificazione. È valutando l’interazione di tutti questi fattori che si può formulare un giudizio sull’attitudine di un ambiente alla coltivazione della vite (Scienza et al., 1992). Con il termine “zonazione” si intende appunto la suddivisione di un territorio in aree omogenee dal punto di vista delle caratteristiche eco-pedologiche e geografiche e conseguentemente del risultato produttivo (Morlat, 1992). Per altre colture, quale quella dell’olivo, a differenza di quanto accade per la vite, le conoscenze sui legami esistenti tra parametri climatici e pedologici e risultato produttivo sono ancora piuttosto limitate. Tenuto conto del fatto che l’olio di oliva è uno dei prodotti agro-alimentari per i quali si riscontrano un consumo in aumento a livello mondiale e un crescente interesse del mercato per produzioni di pregio, dallo stretto legame con il territorio, potrebbe risultare utile approfondire lo studio delle relazioni che intercorrono tra le caratteristiche del territorio ed il risultato produttivo ottenibile per tale coltura, sia sul piano quantitativo che qualitativo. Scopo della presente tesi è quello di individuare una metodologia per un lavoro di zonazione olivicola che sia sostenuta da una robusta base fisica e che, allo stesso tempo, sia “low-cost”, ovvero non molto dispendiosa in termini di tempo e di risorse umane e materiali, e che possa conseguentemente essere estesa con facilità a differenti areali e genotipi. Le potenzialità produttive della coltura, la cui piena espressione è l’obiettivo di un lavoro di zonazione, sono state intese più che sotto l’aspetto della resa produttiva, sotto quello della qualità del prodotto. Il miglioramento della qualità delle produzioni agro-alimentari, infatti, si configura sempre più spesso come un obiettivo primario ed assume in molti casi un’importanza persino maggiore rispetto all’incremento della resa, in un mercato sempre più attento alle proprietà nutrizionali ed organolettiche degli alimenti.
UNA PROPOSTA METODOLOGICA PER LA ZONAZIONE OLIVICOLA CASO DI STUDIO IN AREALE CILENTANO / D'Urso, Guido. - (2007).
UNA PROPOSTA METODOLOGICA PER LA ZONAZIONE OLIVICOLA CASO DI STUDIO IN AREALE CILENTANO
D'URSO, GUIDO
2007
Abstract
Negli ultimi anni gli ambienti scientifici si mostrano particolarmente interessati ad approfondire l’importanza delle caratteristiche dell’ambiente nel determinare la qualità, l’originalità e la tipicità delle produzioni agro-alimentari. La conoscenza dell’intimo legame esistente tra il prodotto ed il territorio con le sue peculiari caratteristiche geologiche, pedologiche e climatiche consente di migliorare la gestione agronomica e di orientare le scelte colturali in maniera da rendere ottimali i rapporti tra ambiente e cultivar, al fine di consentire la manifestazione di tutte le sue potenzialità produttive, intese non solo sotto l’aspetto quantitativo, ma anche sotto quello qualitativo. La conoscenza di tale legame tra ambiente e risultato produttivo è avanzata soprattutto per la coltura della vite: negli ultimi decenni l’attitudine di differenti zone alla viticoltura è stata oggetto di numerosi studi a carattere interdisciplinare (Lulli et al., 1989; Costantini, 1992; Fregoni e Zamboni, 1992), che hanno esaminato le influenze esercitate sul risultato produttivo da condizioni ambientali (suolo, clima), pratiche agronomiche, patrimonio genetico, tecniche di vinificazione. È valutando l’interazione di tutti questi fattori che si può formulare un giudizio sull’attitudine di un ambiente alla coltivazione della vite (Scienza et al., 1992). Con il termine “zonazione” si intende appunto la suddivisione di un territorio in aree omogenee dal punto di vista delle caratteristiche eco-pedologiche e geografiche e conseguentemente del risultato produttivo (Morlat, 1992). Per altre colture, quale quella dell’olivo, a differenza di quanto accade per la vite, le conoscenze sui legami esistenti tra parametri climatici e pedologici e risultato produttivo sono ancora piuttosto limitate. Tenuto conto del fatto che l’olio di oliva è uno dei prodotti agro-alimentari per i quali si riscontrano un consumo in aumento a livello mondiale e un crescente interesse del mercato per produzioni di pregio, dallo stretto legame con il territorio, potrebbe risultare utile approfondire lo studio delle relazioni che intercorrono tra le caratteristiche del territorio ed il risultato produttivo ottenibile per tale coltura, sia sul piano quantitativo che qualitativo. Scopo della presente tesi è quello di individuare una metodologia per un lavoro di zonazione olivicola che sia sostenuta da una robusta base fisica e che, allo stesso tempo, sia “low-cost”, ovvero non molto dispendiosa in termini di tempo e di risorse umane e materiali, e che possa conseguentemente essere estesa con facilità a differenti areali e genotipi. Le potenzialità produttive della coltura, la cui piena espressione è l’obiettivo di un lavoro di zonazione, sono state intese più che sotto l’aspetto della resa produttiva, sotto quello della qualità del prodotto. Il miglioramento della qualità delle produzioni agro-alimentari, infatti, si configura sempre più spesso come un obiettivo primario ed assume in molti casi un’importanza persino maggiore rispetto all’incremento della resa, in un mercato sempre più attento alle proprietà nutrizionali ed organolettiche degli alimenti.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.