Cos’è che rende una relazione educativa troppo difficile, impossibile da sostenere, da parte dell’insegnante e anche dell’allievo? O, sarebbe più corretto chiedersi, cos’è che fa percepire come troppo difficile o impossibile una relazione educativa, tanto da condurre l’insegnante al burn-out e l’allievo all’insuccesso scolastico? Se una relazione è difficile lo è anche perché i partner non la capiscono, o ne hanno una rappresentazione distorta.. Ma se è comprensibile che questo accada di frequente in soggetti in via di sviluppo, soprattutto in adolescenti alle prese con la conflittualità col mondo adulto per la costruzione di autonomia e identità personale, è meno accettabile che questo accada a professionisti adulti dell’educazione. L’insegnante dovrebbe essere come un enzima psichico che favorisce la digestione mentale. Ma perché questo accada, egli dovrebbe a sua volta aver digerito i multiformi stimoli che gli arrivano e aver gettato luce sulla propria confusione. O almeno dovrebbe riconoscere la necessità di farlo: un insegnante non deve essere una figura ideale, perfettamente equipaggiata, ma un professionista che sa apprendere dai propri errori pensando e riflettendo sul proprio operato.
La tenuta professionale dell'insegnante in situazioni difficili / Parrello, Santa. - (2010). ( fare scuola in contesti difficili Napoli 26 novembre 2010).
La tenuta professionale dell'insegnante in situazioni difficili
PARRELLO, SANTA
2010
Abstract
Cos’è che rende una relazione educativa troppo difficile, impossibile da sostenere, da parte dell’insegnante e anche dell’allievo? O, sarebbe più corretto chiedersi, cos’è che fa percepire come troppo difficile o impossibile una relazione educativa, tanto da condurre l’insegnante al burn-out e l’allievo all’insuccesso scolastico? Se una relazione è difficile lo è anche perché i partner non la capiscono, o ne hanno una rappresentazione distorta.. Ma se è comprensibile che questo accada di frequente in soggetti in via di sviluppo, soprattutto in adolescenti alle prese con la conflittualità col mondo adulto per la costruzione di autonomia e identità personale, è meno accettabile che questo accada a professionisti adulti dell’educazione. L’insegnante dovrebbe essere come un enzima psichico che favorisce la digestione mentale. Ma perché questo accada, egli dovrebbe a sua volta aver digerito i multiformi stimoli che gli arrivano e aver gettato luce sulla propria confusione. O almeno dovrebbe riconoscere la necessità di farlo: un insegnante non deve essere una figura ideale, perfettamente equipaggiata, ma un professionista che sa apprendere dai propri errori pensando e riflettendo sul proprio operato.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


