Il progetto ha avuto una menzione. In occasione di questo Seminario abbiamo provato una sperimentazione progettuale a più mani condotta da luoghi geografici differenti (Napoli e Palermo), spesso sovrapposta, dove i diversi contributi finiscono per interferire reciprocamente. L’operazione ha prodotto una sorta reazione provocata dal susseguirsi “casuale” degli interventi progettuali. L’immagine del territorio finisce per configurarsi per successivi aggiustamenti; ogni azione è limitata e specifica ma non esclude, pur ponendosi come unica, altre azioni. La città diventa il campo di azioni che raccontano un’infinità di ulteriori azioni possibili: trasformazioni parziali e provvisorie, zone temporaneamente occupate, layers sovrapponibili che si ricompongono secondo molteplici figure. Ognuna di queste rappresenta un racconto con la propria intenzionalità e non una narrazione fine a se stessa. Se da una parte ogni progetto cerca di chiudersi per scegliere le proprie forme e i propri limiti, dall’altra si apre proponendosi ad altri progetti. Nello specifico del paesaggio di Piedimonte Matese i layers descrivono azioni nel paesaggio che producono effetti di compressione e condensazione del paesaggio dentro la superficie di un parco lineare; frammentazione e concentrazione del territorio, un’immagine affidata a poche linee da cui far scorrere il paesaggio (luoghi in sequenza) e ad un punto attrattore di improvvise nuove centralità; scavi e segnali Scavi di un suolo geografico che mentre scompongono il territorio in curve di livello lo istituiscono come superfici da fendere facendo emergere (tra suolo e acqua) segnali che occupano in modo effimero lo spazio, che aiutano che voglia interpretarlo in assoluta libertà senza alcuna pretesa di organizzarlo. Scavi e segnali La lettura del territorio avviene come una sorta di rilevamento di segni in chiave tutta immaginativo-progettuale, canali, curve di livello, valore di posizione degli edifici, intrecciati tra loro e che acquistano il senso di tracce compositive. Il segno di curve di livello volutamente selezionate rispetto alle altre, per il tipo di orditura delle colture e del terreno diverso dall’intorno, segna una direzione compositiva e forse una forma di parco? O una delle forme del parco. O come una sorta di fascia di rispetto nei confronti dell’edificato all’intorno. Un’altra orditura possibile è quella tra canali e canali, tra strade e canali, tra edifici e canali, etc. etc. Una trama e dei punti che possono essere misure topografiche; ed un’altra trama possibile. In questo lavoro di lettura e scomposizione, ecco ancora un’altra orditura possibile: il tracciato delle strade, senza gerarchia, strettamente funzionale, un mero sistema di collegamento tra punti e posti. Il progetto segue artificializzandoli alcuni di questi segni, e così si disegnano percorsi, fontane, nuovi canali, alcuni oggetti si incontrano e divengono volumi di varie dimensioni, architetture, segni, lungo l’asse c’è un continuo rimando al parco. Il nuovo mercato con la sua piazza disegna la testata dell’asse, uno spazio pavimentato che rimanda al territorio aperto verso il parco, una copertura protegge le strutture e i servizi; si media il rapporto con il costruito contiguo.
Il parco urbano / Santangelo, MARIA ROSARIA; S., Esposito; G., Marsala. - STAMPA. - (1999), pp. 90-95.
Il parco urbano
SANTANGELO, MARIA ROSARIA;
1999
Abstract
Il progetto ha avuto una menzione. In occasione di questo Seminario abbiamo provato una sperimentazione progettuale a più mani condotta da luoghi geografici differenti (Napoli e Palermo), spesso sovrapposta, dove i diversi contributi finiscono per interferire reciprocamente. L’operazione ha prodotto una sorta reazione provocata dal susseguirsi “casuale” degli interventi progettuali. L’immagine del territorio finisce per configurarsi per successivi aggiustamenti; ogni azione è limitata e specifica ma non esclude, pur ponendosi come unica, altre azioni. La città diventa il campo di azioni che raccontano un’infinità di ulteriori azioni possibili: trasformazioni parziali e provvisorie, zone temporaneamente occupate, layers sovrapponibili che si ricompongono secondo molteplici figure. Ognuna di queste rappresenta un racconto con la propria intenzionalità e non una narrazione fine a se stessa. Se da una parte ogni progetto cerca di chiudersi per scegliere le proprie forme e i propri limiti, dall’altra si apre proponendosi ad altri progetti. Nello specifico del paesaggio di Piedimonte Matese i layers descrivono azioni nel paesaggio che producono effetti di compressione e condensazione del paesaggio dentro la superficie di un parco lineare; frammentazione e concentrazione del territorio, un’immagine affidata a poche linee da cui far scorrere il paesaggio (luoghi in sequenza) e ad un punto attrattore di improvvise nuove centralità; scavi e segnali Scavi di un suolo geografico che mentre scompongono il territorio in curve di livello lo istituiscono come superfici da fendere facendo emergere (tra suolo e acqua) segnali che occupano in modo effimero lo spazio, che aiutano che voglia interpretarlo in assoluta libertà senza alcuna pretesa di organizzarlo. Scavi e segnali La lettura del territorio avviene come una sorta di rilevamento di segni in chiave tutta immaginativo-progettuale, canali, curve di livello, valore di posizione degli edifici, intrecciati tra loro e che acquistano il senso di tracce compositive. Il segno di curve di livello volutamente selezionate rispetto alle altre, per il tipo di orditura delle colture e del terreno diverso dall’intorno, segna una direzione compositiva e forse una forma di parco? O una delle forme del parco. O come una sorta di fascia di rispetto nei confronti dell’edificato all’intorno. Un’altra orditura possibile è quella tra canali e canali, tra strade e canali, tra edifici e canali, etc. etc. Una trama e dei punti che possono essere misure topografiche; ed un’altra trama possibile. In questo lavoro di lettura e scomposizione, ecco ancora un’altra orditura possibile: il tracciato delle strade, senza gerarchia, strettamente funzionale, un mero sistema di collegamento tra punti e posti. Il progetto segue artificializzandoli alcuni di questi segni, e così si disegnano percorsi, fontane, nuovi canali, alcuni oggetti si incontrano e divengono volumi di varie dimensioni, architetture, segni, lungo l’asse c’è un continuo rimando al parco. Il nuovo mercato con la sua piazza disegna la testata dell’asse, uno spazio pavimentato che rimanda al territorio aperto verso il parco, una copertura protegge le strutture e i servizi; si media il rapporto con il costruito contiguo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


