Scampia, quartiere al centro dell’attenzione per la stigmatizzazione mediatica di cui è vittima sin dagli anni ’90, condivide con una rete di residenti e operatori locali una vision socio-ecologica sintetizzabile prendendo a prestito la titolazione della proposta progettuale nota come “Corridoio delle farfalle”. Si tratta di una visione di lungo corso, sviluppatasi attraverso un processo lento (ma incrementale) di pratiche di cura e gestione del verde che sono state guidate dal Circolo “La Gru” di Legambiente, in collaborazione con scuole e gruppi di volontari storicamente attivi nell’ associazionismo locale. Nel corso di quasi trenta anni, la socializzazione di queste pratiche autopromosse, rafforzata dalla programmazione continuativa di eventi culturali di massa a cadenza ciclica, ha innescato un percorso di formazione e capacitazione popolare da cui emerge lo spirito proattivo di una comunità che, sostituendosi alle istituzioni formali, ha sviluppato forti risorse di auto-organizzazione attraverso la sperimentazione di approcci classificabili nella categoria della “informalità supplementare”. Se, più in generale, connettiamo il successo o il fallimento delle sperimentazioni urbane al contesto istituzionale in cui si sviluppano, osserviamo che il potere delle amministrazioni locali – per quanto debole – rimane comunque centrale. Lo è tanto nella scelta di riconoscere e implementare simili sperimentazioni – talvolta perfino cavalcandole per poi inglobarle – tanto nell’ignorarle, marginalizzarle, o addirittura sopprimerle. Aderendo con sguardo situato alla tesi secondo cui le relazioni con il contesto istituzionale in cui le nicchie di innovazione si annidano genererebbe le quattro traiettorie idealtipiche di morte, marginalizzazione, assimilazione o trasformazione, si prova a capire come dare una svolta all’informalità messa al lavoro dalla rete comunitaria di Scampia, lavorando affinchè le nicchie prodotte passino dallo stato di “marginalizzate” in cui si trovano a quello, più auspicabile, di “trasformative”. Infatti, mappando gli effetti di cura misurabili via produzione di terzo paesaggio, e riflettendo sulle risorse organizzative e gestionali sviluppate dalla rete, o sull’impegno della Municipalità che raccoglie i quartieri di Napoli nord a sperimentare l’uso di patti territoriali per amministrare in chiave collaborativa, emerge un alto potenziale trasformativo. Si tratta di un’opportunità da cogliere mentre si aprono i cantieri sostitutivi delle vele e, con essi, si fa avanti un’idea sperimentale di spazio pubblico.

Da pratiche informali a nicchie di innovazione sociale. Cantieri di rigenerazione collaborativa a Scampia / Palestino, Maria Federica; Cunto, Stefano; Molinaro, Walter. - 1. Cantieri:(2025), pp. 272-277.

Da pratiche informali a nicchie di innovazione sociale. Cantieri di rigenerazione collaborativa a Scampia

Maria Federica Palestino
;
Stefano Cunto;Walter Molinaro
2025

Abstract

Scampia, quartiere al centro dell’attenzione per la stigmatizzazione mediatica di cui è vittima sin dagli anni ’90, condivide con una rete di residenti e operatori locali una vision socio-ecologica sintetizzabile prendendo a prestito la titolazione della proposta progettuale nota come “Corridoio delle farfalle”. Si tratta di una visione di lungo corso, sviluppatasi attraverso un processo lento (ma incrementale) di pratiche di cura e gestione del verde che sono state guidate dal Circolo “La Gru” di Legambiente, in collaborazione con scuole e gruppi di volontari storicamente attivi nell’ associazionismo locale. Nel corso di quasi trenta anni, la socializzazione di queste pratiche autopromosse, rafforzata dalla programmazione continuativa di eventi culturali di massa a cadenza ciclica, ha innescato un percorso di formazione e capacitazione popolare da cui emerge lo spirito proattivo di una comunità che, sostituendosi alle istituzioni formali, ha sviluppato forti risorse di auto-organizzazione attraverso la sperimentazione di approcci classificabili nella categoria della “informalità supplementare”. Se, più in generale, connettiamo il successo o il fallimento delle sperimentazioni urbane al contesto istituzionale in cui si sviluppano, osserviamo che il potere delle amministrazioni locali – per quanto debole – rimane comunque centrale. Lo è tanto nella scelta di riconoscere e implementare simili sperimentazioni – talvolta perfino cavalcandole per poi inglobarle – tanto nell’ignorarle, marginalizzarle, o addirittura sopprimerle. Aderendo con sguardo situato alla tesi secondo cui le relazioni con il contesto istituzionale in cui le nicchie di innovazione si annidano genererebbe le quattro traiettorie idealtipiche di morte, marginalizzazione, assimilazione o trasformazione, si prova a capire come dare una svolta all’informalità messa al lavoro dalla rete comunitaria di Scampia, lavorando affinchè le nicchie prodotte passino dallo stato di “marginalizzate” in cui si trovano a quello, più auspicabile, di “trasformative”. Infatti, mappando gli effetti di cura misurabili via produzione di terzo paesaggio, e riflettendo sulle risorse organizzative e gestionali sviluppate dalla rete, o sull’impegno della Municipalità che raccoglie i quartieri di Napoli nord a sperimentare l’uso di patti territoriali per amministrare in chiave collaborativa, emerge un alto potenziale trasformativo. Si tratta di un’opportunità da cogliere mentre si aprono i cantieri sostitutivi delle vele e, con essi, si fa avanti un’idea sperimentale di spazio pubblico.
2025
978-88-99237-70-7
Da pratiche informali a nicchie di innovazione sociale. Cantieri di rigenerazione collaborativa a Scampia / Palestino, Maria Federica; Cunto, Stefano; Molinaro, Walter. - 1. Cantieri:(2025), pp. 272-277.
File in questo prodotto:
Non ci sono file associati a questo prodotto.

I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1006275
Citazioni
  • ???jsp.display-item.citation.pmc??? ND
  • Scopus ND
  • ???jsp.display-item.citation.isi??? ND
social impact