I termini con cui si descrivono la città contemporanea e gli oggetti che la caratterizzano, sembrano evidenziare non solo la perdita di una forma riconoscibile della città, ma anche della centralità dell’aspetto formale nel progetto urbano. Ci si chiede allora in che modo la forma possa incidere efficacemente nel disegno della città contemporanea. Al fine di dare una possibile risposta alla questione, nel testo sono presentate due esperienze progettuali, condotte da chi scrive nell’ambito di due lavori di ricerca presso le Università di Napoli Federico II e di Padova. Il progetto di ricerca B-ROAD, sviluppato nell’area studio della periferia est di Napoli fa riferimento agli spazi residuali delle infrastrutture di trasporto, intesi come spazi interstiziali, marginali o posti al disotto di esse. Il progetto dei Magazzini della Cultura, elaborato nel corso di un’attività di ricerca basata su un accordo tra l’Università di Padova e il Comune di Verona, riguarda il recupero dell’area dell’ex caserma Santa Caterina, per collocarvi alcuni archivi del comune, le scenografie della Fondazione Arena e opere contenute nei depositi dei Musei Civici di Verona. Si ritiene che il parallelo tra questi due studi possa essere significativo per le analogie e le differenze che presentano. Essi si basano su una metodologia comune in cui l’invenzione della forma degli oggetti urbani ha un ruolo centrale nel definire un disegno capace di impattare alla scala della città. In un caso il riconoscimento delle qualità architettoniche delle forme già date dai manufatti che caratterizzano la città contemporanea, sia come oggetti in sé che come configurazioni spaziali che essi producono, non è immediato, perché tali oggetti non fanno ancora parte del dominio dell’architettura. Pertanto, in questo caso, il progetto passa per un lavoro di ri-significazione o di accreditamento. Questo processo richiede di abbandonare il pregiudizio etico, sia esso positivo, come nel caso di elementi associabili in qualche misura all’heritage, sia negativo, come accade invece nel caso delle costruzioni in cemento armato, degli edifici industriali dismessi, delle infrastrutture abbandonate, dello spazio residuale e interstiziale, sottoprodotto delle varie trasformazioni urbane. Soprattutto in questi ultimi casi, in genere, il riconoscimento della qualità architettonica e della potenzialità formale dell’elemento può essere favorito dal paragone con forme archetipiche dell’architettura, con elementi, oppure con composizioni già codificate, come la corte, la ripetizione o l’allineamento di oggetti simili alla scala urbana. Si pensi all’allineamento tra il Louvre, l’arco di trionfo e l’arco della Défense a Parigi. Nell’altro caso, invece, le forme che emergono dalla lettura critica del territorio non hanno bisogno di essere legittimate per essere riconosciute come forme dell’architettura. I due progetti presentati in questo contributo, che si muovono tra il riconoscimento e l’invenzione delle forme, mostrano possibili modi in cui la forma architettonica può influire nella costruzione del paesaggio contemporaneo.
Il progetto urbano tra riconoscimento e invenzione delle forme / Spera, Raffaele; Stendardo, Luigi. - (2025), pp. 61-70.
Il progetto urbano tra riconoscimento e invenzione delle forme
spera raffaele;luigi stendardo
2025
Abstract
I termini con cui si descrivono la città contemporanea e gli oggetti che la caratterizzano, sembrano evidenziare non solo la perdita di una forma riconoscibile della città, ma anche della centralità dell’aspetto formale nel progetto urbano. Ci si chiede allora in che modo la forma possa incidere efficacemente nel disegno della città contemporanea. Al fine di dare una possibile risposta alla questione, nel testo sono presentate due esperienze progettuali, condotte da chi scrive nell’ambito di due lavori di ricerca presso le Università di Napoli Federico II e di Padova. Il progetto di ricerca B-ROAD, sviluppato nell’area studio della periferia est di Napoli fa riferimento agli spazi residuali delle infrastrutture di trasporto, intesi come spazi interstiziali, marginali o posti al disotto di esse. Il progetto dei Magazzini della Cultura, elaborato nel corso di un’attività di ricerca basata su un accordo tra l’Università di Padova e il Comune di Verona, riguarda il recupero dell’area dell’ex caserma Santa Caterina, per collocarvi alcuni archivi del comune, le scenografie della Fondazione Arena e opere contenute nei depositi dei Musei Civici di Verona. Si ritiene che il parallelo tra questi due studi possa essere significativo per le analogie e le differenze che presentano. Essi si basano su una metodologia comune in cui l’invenzione della forma degli oggetti urbani ha un ruolo centrale nel definire un disegno capace di impattare alla scala della città. In un caso il riconoscimento delle qualità architettoniche delle forme già date dai manufatti che caratterizzano la città contemporanea, sia come oggetti in sé che come configurazioni spaziali che essi producono, non è immediato, perché tali oggetti non fanno ancora parte del dominio dell’architettura. Pertanto, in questo caso, il progetto passa per un lavoro di ri-significazione o di accreditamento. Questo processo richiede di abbandonare il pregiudizio etico, sia esso positivo, come nel caso di elementi associabili in qualche misura all’heritage, sia negativo, come accade invece nel caso delle costruzioni in cemento armato, degli edifici industriali dismessi, delle infrastrutture abbandonate, dello spazio residuale e interstiziale, sottoprodotto delle varie trasformazioni urbane. Soprattutto in questi ultimi casi, in genere, il riconoscimento della qualità architettonica e della potenzialità formale dell’elemento può essere favorito dal paragone con forme archetipiche dell’architettura, con elementi, oppure con composizioni già codificate, come la corte, la ripetizione o l’allineamento di oggetti simili alla scala urbana. Si pensi all’allineamento tra il Louvre, l’arco di trionfo e l’arco della Défense a Parigi. Nell’altro caso, invece, le forme che emergono dalla lettura critica del territorio non hanno bisogno di essere legittimate per essere riconosciute come forme dell’architettura. I due progetti presentati in questo contributo, che si muovono tra il riconoscimento e l’invenzione delle forme, mostrano possibili modi in cui la forma architettonica può influire nella costruzione del paesaggio contemporaneo.| File | Dimensione | Formato | |
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