Durante la “breve” esperienza della Repubblica napoletana del 1799, gli intellettuali filo-repubblicani partenopei affidarono allo stato-nazione il ruolo di stato-educatore per attivare una serie di progetti di educazione pubblica. Era forte la volontà di attuare un cambiamento rispetto al passato (Black, 2014), grazie ad una pedagogia civile in grado di realizzare delle innovazioni radicali che coinvolgessero tutta la società, operando un processo di rigenerazione (Pancera, 1985). Dalle fonti storiche appare con assoluta chiarezza l’ostinata preoccupazione dei repubblicani di trovare dei canali e degli strumenti in grado di trasmettere i messaggi, le idee e i progetti del nuovo governo (Codignola, 1925). La scelta cadde su alcuni “consolidati” strumenti di propaganda come i catechismi, i dialoghi, i discorsi, le istruzioni, le spiegazioni e gli avvisi utilizzati dagli intellettuali repubblicani per dare impulso all’educazione popolare. Gli intellettuali riformisti comprendevano che, in Italia, le repubbliche giacobine erano nate da una rivoluzione passiva (Cuoco, 1801) cioè frutto delle armate francesi e non del popolo, e proprio per questo si preoccuparono di coinvolgere, nel più breve tempo possibile, tutta la massa. Educare per suscitare consenso, per trasmettere tranquillità in quelle masse diffidenti e preoccupate del loro futuro, educare a sperare e ad avere fiducia nel regime repubblicano. La forte consapevolezza di una rivoluzione passiva, ancor prima che fosse teorizzata da Cuoco, portò i repubblicani a incentivare la «pubblica istruzione» per far comprendere, ad un popolo inerte, il passaggio dalla schiavitù alla libertà. La pubblica istruzione che non doveva attivarsi solo attraverso la scuola (anche perché la riorganizzazione del sistema scolastico si presentava lenta e difficile), ma soprattutto attraverso una serie strumenti di istruzione e di propaganda e, tra questi, i catechismi repubblicani occupavano un ruolo prioritario (Guerci, 1990): erano degli opuscoli redatti nella struttura classica di domanda e risposta, ritenuta comunemente la più adatta per assicurare un rapido apprendimento dei contenuti, accompagnati da precetti di morale laica da memorizzare, tutto ciò, oltre alla possibilità di apprendere le idee repubblicane, offriva ai Maestri l’occasione di compiere una prima alfabetizzazione del popolo (Capobianco, 2007). A Napoli, durante la Repubblica del 1799, ne furono stampati ben quattro: il Catechismo Nazionale pe ‘l cittadino, il Catechismo Nazionale pe ‘l popolo per uso de’ parochi, il Catechismo repubblicano in sei Trattenimenti a forma di dialoghi e il Catechismo repubblicano per L’istruzione del popolo e la rovina de’ Tiranni. Questi catechismi laici, a lungo trascurati dalla storiografia e dalla ricerca storico-pedagogica, sono stati analizzati e studiati, partendo da una nuova prospettiva, che proietta la storia dell’educazione verso un percorso di rinnovamento della disciplina utilizzando un approccio indicato nelle sue linee fondamentali, già molti anni fa, dalla Public History (Ridolfi, 2017) e che di recente ha interessato il contesto educativo. Del resto la Public History of Education alimentandosi di diverse e molteplici testimonianze è in grado di creare nuove proficue relazioni tra l’educazione formale, non formale e informale, tra il passato e il presente (Bandini, Oliviero, 2019); l’analisi dei quattro catechismi e lo studio di altri documenti del 1799 consultati presso la storica Biblioteca Nazionale di Napoli e l’Archivio di Stato napoletano, arricchiscono la Public History of Education e contribuiscono a meglio comprendere le prospettive della pedagogia civile, la cui sfida è di superare «le logiche identitarie di ceto o di nazionalità che l’hanno guidata fino ad oggi per costruire un nuovo patriottismo che abbia come riferimento l’intera umanità» (Tognon, 2019, p. 26). I quattro catechismi sono stati analizzati anche nella loro dimensione semantica attraverso il software per il Trattamento Automatico Lessicale e Testuale per l’Analisi del Contenuto, TaLTaC 4.0, che utilizza risorse sia di tipo linguistico, che di tipo statistico. I risultati ottenuti dall’analisi con TaLTaC 4.0 hanno messo in evidenza l’enorme sforzo educativo messo in atto dai repubblicani di formare le masse attraverso l’uso della parola: i catechismi, infatti, davano una spiegazione nuova di termini usati nel parlato quotidiano, che necessitavano di essere revisionati alla luce dell’esperienza repubblicana con altri significati (ad esempio: «libertà», «democrazia», «potere», etc.). Un altro elemento interessante per la Public History of Education è comprendere il ruolo dei Maestri, a cui era affidato il compito di scolpire nell’intelletto e nel cuor del buon cittadino i principi e «quelle verità utili, necessarie e forti» (De Felice, 1967).

L’educazione del popolo nella Public History of Education: istruire con i Catechismi repubblicani durante la Repubblica napoletana del 1799 / Capobianco, Rosaria. - (2023), pp. 149-151. ( Il patrimonio storico-educativo come fonte per la Public History of Education. Tra buone pratiche e nuove prospettive. Historical-educational heritage as a source of Public History of Education. Between good practices and new perspectives . Università di Milano Sacro Cuore 14-15 dicembre 2023).

L’educazione del popolo nella Public History of Education: istruire con i Catechismi repubblicani durante la Repubblica napoletana del 1799

Rosaria Capobianco
2023

Abstract

Durante la “breve” esperienza della Repubblica napoletana del 1799, gli intellettuali filo-repubblicani partenopei affidarono allo stato-nazione il ruolo di stato-educatore per attivare una serie di progetti di educazione pubblica. Era forte la volontà di attuare un cambiamento rispetto al passato (Black, 2014), grazie ad una pedagogia civile in grado di realizzare delle innovazioni radicali che coinvolgessero tutta la società, operando un processo di rigenerazione (Pancera, 1985). Dalle fonti storiche appare con assoluta chiarezza l’ostinata preoccupazione dei repubblicani di trovare dei canali e degli strumenti in grado di trasmettere i messaggi, le idee e i progetti del nuovo governo (Codignola, 1925). La scelta cadde su alcuni “consolidati” strumenti di propaganda come i catechismi, i dialoghi, i discorsi, le istruzioni, le spiegazioni e gli avvisi utilizzati dagli intellettuali repubblicani per dare impulso all’educazione popolare. Gli intellettuali riformisti comprendevano che, in Italia, le repubbliche giacobine erano nate da una rivoluzione passiva (Cuoco, 1801) cioè frutto delle armate francesi e non del popolo, e proprio per questo si preoccuparono di coinvolgere, nel più breve tempo possibile, tutta la massa. Educare per suscitare consenso, per trasmettere tranquillità in quelle masse diffidenti e preoccupate del loro futuro, educare a sperare e ad avere fiducia nel regime repubblicano. La forte consapevolezza di una rivoluzione passiva, ancor prima che fosse teorizzata da Cuoco, portò i repubblicani a incentivare la «pubblica istruzione» per far comprendere, ad un popolo inerte, il passaggio dalla schiavitù alla libertà. La pubblica istruzione che non doveva attivarsi solo attraverso la scuola (anche perché la riorganizzazione del sistema scolastico si presentava lenta e difficile), ma soprattutto attraverso una serie strumenti di istruzione e di propaganda e, tra questi, i catechismi repubblicani occupavano un ruolo prioritario (Guerci, 1990): erano degli opuscoli redatti nella struttura classica di domanda e risposta, ritenuta comunemente la più adatta per assicurare un rapido apprendimento dei contenuti, accompagnati da precetti di morale laica da memorizzare, tutto ciò, oltre alla possibilità di apprendere le idee repubblicane, offriva ai Maestri l’occasione di compiere una prima alfabetizzazione del popolo (Capobianco, 2007). A Napoli, durante la Repubblica del 1799, ne furono stampati ben quattro: il Catechismo Nazionale pe ‘l cittadino, il Catechismo Nazionale pe ‘l popolo per uso de’ parochi, il Catechismo repubblicano in sei Trattenimenti a forma di dialoghi e il Catechismo repubblicano per L’istruzione del popolo e la rovina de’ Tiranni. Questi catechismi laici, a lungo trascurati dalla storiografia e dalla ricerca storico-pedagogica, sono stati analizzati e studiati, partendo da una nuova prospettiva, che proietta la storia dell’educazione verso un percorso di rinnovamento della disciplina utilizzando un approccio indicato nelle sue linee fondamentali, già molti anni fa, dalla Public History (Ridolfi, 2017) e che di recente ha interessato il contesto educativo. Del resto la Public History of Education alimentandosi di diverse e molteplici testimonianze è in grado di creare nuove proficue relazioni tra l’educazione formale, non formale e informale, tra il passato e il presente (Bandini, Oliviero, 2019); l’analisi dei quattro catechismi e lo studio di altri documenti del 1799 consultati presso la storica Biblioteca Nazionale di Napoli e l’Archivio di Stato napoletano, arricchiscono la Public History of Education e contribuiscono a meglio comprendere le prospettive della pedagogia civile, la cui sfida è di superare «le logiche identitarie di ceto o di nazionalità che l’hanno guidata fino ad oggi per costruire un nuovo patriottismo che abbia come riferimento l’intera umanità» (Tognon, 2019, p. 26). I quattro catechismi sono stati analizzati anche nella loro dimensione semantica attraverso il software per il Trattamento Automatico Lessicale e Testuale per l’Analisi del Contenuto, TaLTaC 4.0, che utilizza risorse sia di tipo linguistico, che di tipo statistico. I risultati ottenuti dall’analisi con TaLTaC 4.0 hanno messo in evidenza l’enorme sforzo educativo messo in atto dai repubblicani di formare le masse attraverso l’uso della parola: i catechismi, infatti, davano una spiegazione nuova di termini usati nel parlato quotidiano, che necessitavano di essere revisionati alla luce dell’esperienza repubblicana con altri significati (ad esempio: «libertà», «democrazia», «potere», etc.). Un altro elemento interessante per la Public History of Education è comprendere il ruolo dei Maestri, a cui era affidato il compito di scolpire nell’intelletto e nel cuor del buon cittadino i principi e «quelle verità utili, necessarie e forti» (De Felice, 1967).
2023
L’educazione del popolo nella Public History of Education: istruire con i Catechismi repubblicani durante la Repubblica napoletana del 1799 / Capobianco, Rosaria. - (2023), pp. 149-151. ( Il patrimonio storico-educativo come fonte per la Public History of Education. Tra buone pratiche e nuove prospettive. Historical-educational heritage as a source of Public History of Education. Between good practices and new perspectives . Università di Milano Sacro Cuore 14-15 dicembre 2023).
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