Il contributo propone una riflessione sistematica sulle sfide dell'ecologia politica per la sinistra contemporanea, assumendo la crisi ecologica non come problema settoriale ma come manifestazione strutturale della crisi del sistema capitalistico. L'analisi si colloca nel contesto dell'emergere di un "neo-negazionismo pragmatico" – riconducibile alla nuova amministrazione Trump, all'ascesa delle destre europee e al protagonismo della tecno-oligarchia californiana – che, sotto la retorica della prudenza economica, mira a preservare la struttura neoliberale, estrattivista e coloniale del sistema globale. In dialogo con Stefania Barca, si contesta la narrazione indifferenziata dell'Antropocene, individuando nel capitalismo patriarcale e coloniale il soggetto storico responsabile della devastazione ambientale, i cui costi gravano asimmetricamente sul Sud globale e sui soggetti subalterni. L'argomentazione si sviluppa attraverso cinque snodi teorici. Il primo ricostruisce il rapporto ambivalente della tradizione socialista con la questione ecologica, attraversando i contributi di Carolyn Merchant, André Gorz, Neil Smith, James O'Connor, John Bellamy Foster e Paul Burkett, fino all'ecofemminismo di Donna Haraway, Val Plumwood e Stefania Barca, all'"intrusione di Gaia" di Isabelle Stengers e alla world-ecology di Jason Moore. Il secondo discute la proposta di "comunismo della decrescita" di Kōhei Saitō, che individua nella decrescita ecosocialista l'unica via strutturale capace di rompere con la logica dell'accumulazione illimitata e con le retoriche del capitalismo verde. Il terzo snodo si confronta con la prospettiva pluriversale di Arturo Escobar, valorizzando il Buen Vivir andino e l'Ubuntu elaborato da Mogobe Ramose come risorse epistemiche e politiche per superare la "Dottrina del Mondo Unico" della modernità capitalista. Il quarto momento, a partire dalla tripartizione di Joan Martínez-Alier (culto della wilderness, vangelo dell'ecoefficienza, ecologia dei poveri), individua nell'ambientalismo della giustizia sociale il terreno su cui costruire alleanze intersezionali tra movimenti territoriali, organizzazioni sindacali e reti femministe, decoloniali e antirazziste. Il quinto argomenta la necessità di una democrazia radicale ed ecologica fondata su partecipazione diretta, gestione comunitaria dei commons, territorializzazione dell'economia e riconoscimento della rappresentanza delle generazioni future e degli esseri non umani. Il contributo si conclude proponendo un'articolazione strategica quadripartita – prefigurativa, conflittuale, istituzionale e culturale – come orizzonte operativo per una sinistra che intenda confrontarsi con la polycrisis contemporanea senza cedere al produttivismo classico né al riformismo verde. La tesi sostenuta è che l'ecologia politica non costituisce un ambito settoriale dell'azione politica, bensì una cornice interpretativa e propositiva generale capace di ridefinire l'orizzonte complessivo della trasformazione sociale in chiave intersezionale e pluriversale.
“Le sfide dell’ecologia politica per una sinistra contemporanea” / Iannillo, Stefano Kenji. - (2024), pp. 77-127.
“Le sfide dell’ecologia politica per una sinistra contemporanea”
Stefano Kenji Iannillo
2024
Abstract
Il contributo propone una riflessione sistematica sulle sfide dell'ecologia politica per la sinistra contemporanea, assumendo la crisi ecologica non come problema settoriale ma come manifestazione strutturale della crisi del sistema capitalistico. L'analisi si colloca nel contesto dell'emergere di un "neo-negazionismo pragmatico" – riconducibile alla nuova amministrazione Trump, all'ascesa delle destre europee e al protagonismo della tecno-oligarchia californiana – che, sotto la retorica della prudenza economica, mira a preservare la struttura neoliberale, estrattivista e coloniale del sistema globale. In dialogo con Stefania Barca, si contesta la narrazione indifferenziata dell'Antropocene, individuando nel capitalismo patriarcale e coloniale il soggetto storico responsabile della devastazione ambientale, i cui costi gravano asimmetricamente sul Sud globale e sui soggetti subalterni. L'argomentazione si sviluppa attraverso cinque snodi teorici. Il primo ricostruisce il rapporto ambivalente della tradizione socialista con la questione ecologica, attraversando i contributi di Carolyn Merchant, André Gorz, Neil Smith, James O'Connor, John Bellamy Foster e Paul Burkett, fino all'ecofemminismo di Donna Haraway, Val Plumwood e Stefania Barca, all'"intrusione di Gaia" di Isabelle Stengers e alla world-ecology di Jason Moore. Il secondo discute la proposta di "comunismo della decrescita" di Kōhei Saitō, che individua nella decrescita ecosocialista l'unica via strutturale capace di rompere con la logica dell'accumulazione illimitata e con le retoriche del capitalismo verde. Il terzo snodo si confronta con la prospettiva pluriversale di Arturo Escobar, valorizzando il Buen Vivir andino e l'Ubuntu elaborato da Mogobe Ramose come risorse epistemiche e politiche per superare la "Dottrina del Mondo Unico" della modernità capitalista. Il quarto momento, a partire dalla tripartizione di Joan Martínez-Alier (culto della wilderness, vangelo dell'ecoefficienza, ecologia dei poveri), individua nell'ambientalismo della giustizia sociale il terreno su cui costruire alleanze intersezionali tra movimenti territoriali, organizzazioni sindacali e reti femministe, decoloniali e antirazziste. Il quinto argomenta la necessità di una democrazia radicale ed ecologica fondata su partecipazione diretta, gestione comunitaria dei commons, territorializzazione dell'economia e riconoscimento della rappresentanza delle generazioni future e degli esseri non umani. Il contributo si conclude proponendo un'articolazione strategica quadripartita – prefigurativa, conflittuale, istituzionale e culturale – come orizzonte operativo per una sinistra che intenda confrontarsi con la polycrisis contemporanea senza cedere al produttivismo classico né al riformismo verde. La tesi sostenuta è che l'ecologia politica non costituisce un ambito settoriale dell'azione politica, bensì una cornice interpretativa e propositiva generale capace di ridefinire l'orizzonte complessivo della trasformazione sociale in chiave intersezionale e pluriversale.| File | Dimensione | Formato | |
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