L’uso del suolo e il governo del paesaggio, i coltivi e con esso il patrimonio architettonico costruito che condensa ed esprime il lavoro umano sul territorio si legano a complesse questioni di memoria e di identità collettiva. Sant’Agostino nella X delle sue Confessioni fa riferimento ai ‘campi’ e ‘i vasti quartieri della memoria’ e l’architettura rurale che qui rappresenta il focus del contributo, oggetto di storiche bonifiche per l’implementazione della redditività dei campi, ne rappresenta un caso emblematico. Il costruito storico che connota la valle che si estende da Arezzo fino al lago di Chiusi, non è solo testimonianza di ‘civiltà contadina’: la sua architettura, in singolare dialogo con il paesaggio, rappresenta un concentrato di storia, l’espressione di una civiltà – tutta italiana - con radici profonde nella cultura europea, e con le straordinarie “unità produttive” delle Leopoldine. Queste punteggiano il territorio instaurando relazioni percettive con un paesaggio che è a sua vola contenitore di testimonianze archeologiche ed esito di un paziente lavoro, secolare, di disciplina del territorio con filari di alberi, colline pettinate da vitigni, edifici che colloquiano con il loro intorno, collegando empaticamente l’uomo ed il suo lavoro alla natura e ai suoi cicli. Testimonianze materiali di storie legate alla letteratura con il «mòver della Chiana» dantesco, all’arte con lo sguardo di Leonardo che ne disegna la mappa, a quella politica e civile, con progetto illuminato del Granduca Leopoldo di Lorena fino alle battaglie contadine nell’immediato secondo dopoguerra. Nel patrimonio rurale della Val di Chiana si materializza un mondo in cui storia, natura e umano si fondono. Il contributo si propone di tracciare, oltre ad un quadro conoscitivo e caratterizzante gli aspetti culturali e memoriali di tale significativo paesaggio, un percorso analitico critico riguardante la ponderazione dei valori in un’ottica integrata che includa anche quelli dello sviluppo sostenibile del territorio. Verranno presi in considerazione gli aspetti connessi alla transizione ecologica che, con la recente integrazione dell’art.9 della Costituzione italiana (lo Stato «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi») introduce ulteriori elementi nei criteri alla base della tutela e delle azioni nel paesaggio rurale. Molti studiosi nel campo della sociologia e della psicoanalisi indagano il rapporto tra l’osservatore ed il paesaggio storico, tra l’uomo e il suo spazio vissuto, sottolineandone il benessere psico-fisico in un contesto recante visibili tracce del passato, come riflesso della struttura del ricordo e della memoria. Si propone uno spazio di riflessione tra il peso della richiamata «importanza estetica della casa rurale» (Pagano, Daniel) e dei summenzionati «quartieri della memoria» di contro alle istanze ecologiche sempre più pressanti e agli eventuali rischi della transizione ecologica
Tra «importanza estetica della casa rurale» e tutela dell’ambiente: memoria e sopravvivenza di un paesaggio rurale toscano / Marino, Bianca. - (2024), pp. 367-375.
Tra «importanza estetica della casa rurale» e tutela dell’ambiente: memoria e sopravvivenza di un paesaggio rurale toscano
Bianca Marino
2024
Abstract
L’uso del suolo e il governo del paesaggio, i coltivi e con esso il patrimonio architettonico costruito che condensa ed esprime il lavoro umano sul territorio si legano a complesse questioni di memoria e di identità collettiva. Sant’Agostino nella X delle sue Confessioni fa riferimento ai ‘campi’ e ‘i vasti quartieri della memoria’ e l’architettura rurale che qui rappresenta il focus del contributo, oggetto di storiche bonifiche per l’implementazione della redditività dei campi, ne rappresenta un caso emblematico. Il costruito storico che connota la valle che si estende da Arezzo fino al lago di Chiusi, non è solo testimonianza di ‘civiltà contadina’: la sua architettura, in singolare dialogo con il paesaggio, rappresenta un concentrato di storia, l’espressione di una civiltà – tutta italiana - con radici profonde nella cultura europea, e con le straordinarie “unità produttive” delle Leopoldine. Queste punteggiano il territorio instaurando relazioni percettive con un paesaggio che è a sua vola contenitore di testimonianze archeologiche ed esito di un paziente lavoro, secolare, di disciplina del territorio con filari di alberi, colline pettinate da vitigni, edifici che colloquiano con il loro intorno, collegando empaticamente l’uomo ed il suo lavoro alla natura e ai suoi cicli. Testimonianze materiali di storie legate alla letteratura con il «mòver della Chiana» dantesco, all’arte con lo sguardo di Leonardo che ne disegna la mappa, a quella politica e civile, con progetto illuminato del Granduca Leopoldo di Lorena fino alle battaglie contadine nell’immediato secondo dopoguerra. Nel patrimonio rurale della Val di Chiana si materializza un mondo in cui storia, natura e umano si fondono. Il contributo si propone di tracciare, oltre ad un quadro conoscitivo e caratterizzante gli aspetti culturali e memoriali di tale significativo paesaggio, un percorso analitico critico riguardante la ponderazione dei valori in un’ottica integrata che includa anche quelli dello sviluppo sostenibile del territorio. Verranno presi in considerazione gli aspetti connessi alla transizione ecologica che, con la recente integrazione dell’art.9 della Costituzione italiana (lo Stato «Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi») introduce ulteriori elementi nei criteri alla base della tutela e delle azioni nel paesaggio rurale. Molti studiosi nel campo della sociologia e della psicoanalisi indagano il rapporto tra l’osservatore ed il paesaggio storico, tra l’uomo e il suo spazio vissuto, sottolineandone il benessere psico-fisico in un contesto recante visibili tracce del passato, come riflesso della struttura del ricordo e della memoria. Si propone uno spazio di riflessione tra il peso della richiamata «importanza estetica della casa rurale» (Pagano, Daniel) e dei summenzionati «quartieri della memoria» di contro alle istanze ecologiche sempre più pressanti e agli eventuali rischi della transizione ecologicaI documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


