Al problema del criterio sembra tanto difficile sfuggire quanto attribuirgli un significato univoco. Un modo per distinguere le sue diverse accezioni potrebbe essere risalire a due immagini molto diverse che del criterio offrì la tarda antichità: la bilancia e il tribunale. La differenza tra queste immagini restituisce bene anche la differenza tra i loro autori, sovente accostati nelle storie della teoria del criterio, ovvero Sesto e Tolomeo, ma è anche utile a distinguere le loro fonti, prevalentemente gli stoici per il primo e il corpus platonico-aristotelico per il secondo , nonché le loro rispettive finalità. Ciò che però davvero separa Sesto da Tolomeo non è tanto che, come è noto, il primo inviti a sospendere l’assenso sull’esistenza di un criterio del vero e il secondo proponga in dettaglio un criterio dell’essente, ma che mentre Sesto assimila il criterio, nei suoi diversi sensi, innanzitutto alla bilancia, o a un qualche altro strumento di misura, Tolomeo sceglie invece l’immagine del tribunale, sotto cui sussume tutti gli altri suoi usi strumentali. Dopo aver esaminato le due immagini e constatato che non sono affatto sovrapponibili né funzionalmente né strutturalmente, mostrerò come la prima immagine resista meglio alla critica e come invece la seconda produca effetti più marcati. Infine, integrerò le due tipologie già distinte da Chisholm , ovvero quelle di metodisti e particolaristi, con quelle di strumentalisti e tribunalisti, nel tentativo di ricavare una classificazione più accurata dei possibili approcci al problema del criterio e finendo per sostenere che, nonostante il suo copernicanismo epistemologico, sul criterio Kant è un tolemaico.
Due immagini del criterio: la bilancia e il tribunale / Masi, F.. - (In corso di stampa), pp. 1-15.
Due immagini del criterio: la bilancia e il tribunale
Felice Masi
In corso di stampa
Abstract
Al problema del criterio sembra tanto difficile sfuggire quanto attribuirgli un significato univoco. Un modo per distinguere le sue diverse accezioni potrebbe essere risalire a due immagini molto diverse che del criterio offrì la tarda antichità: la bilancia e il tribunale. La differenza tra queste immagini restituisce bene anche la differenza tra i loro autori, sovente accostati nelle storie della teoria del criterio, ovvero Sesto e Tolomeo, ma è anche utile a distinguere le loro fonti, prevalentemente gli stoici per il primo e il corpus platonico-aristotelico per il secondo , nonché le loro rispettive finalità. Ciò che però davvero separa Sesto da Tolomeo non è tanto che, come è noto, il primo inviti a sospendere l’assenso sull’esistenza di un criterio del vero e il secondo proponga in dettaglio un criterio dell’essente, ma che mentre Sesto assimila il criterio, nei suoi diversi sensi, innanzitutto alla bilancia, o a un qualche altro strumento di misura, Tolomeo sceglie invece l’immagine del tribunale, sotto cui sussume tutti gli altri suoi usi strumentali. Dopo aver esaminato le due immagini e constatato che non sono affatto sovrapponibili né funzionalmente né strutturalmente, mostrerò come la prima immagine resista meglio alla critica e come invece la seconda produca effetti più marcati. Infine, integrerò le due tipologie già distinte da Chisholm , ovvero quelle di metodisti e particolaristi, con quelle di strumentalisti e tribunalisti, nel tentativo di ricavare una classificazione più accurata dei possibili approcci al problema del criterio e finendo per sostenere che, nonostante il suo copernicanismo epistemologico, sul criterio Kant è un tolemaico.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


