Il tema dei «cantieri» è riferito a una forma contemporanea di spazio di trasformazione collettiva. Proprio come accadeva per le antiche cattedrali gotiche, non c’è un unico «autore», ma un insieme di soggetti che lavorano insieme. Il risultato è uno spazio in cui tutti si riconoscono, perché è stato costruito, coltivato e curato dalla comunità tutta, rendendo il legame tra le persone e il territorio molto più forte. Le cattedrali – laiche – del contemporaneo abbandonano la monumentalità distaccata per integrarsi nel tessuto urbano e sociale. Invece di separare gruppi sociali per categorie di simili, questi spazi si aprono all’uso quotidiano e plurale, diventando territori condivisi dove la comunità può reinventare uno spazio comune, per nuovi usi civici e collettivi. Al centro di questo contributo è un territorio interpretato come «cantiere»: Casoria, comune situato nell’immediata periferia di Napoli, che ha attraversato negli ultimi decenni una fase di calo demografico legata al declino del polo industriale. Nello spazio, questo processo di deindustrializzazione ha lasciato in eredità edifici e vaste aree improvvisamente svuotati e un generale deterioramento del tessuto cittadino. Attualmente, il territorio si presenta diviso: da un lato, un centro densamente abitato ma privo di servizi e spazi di aggregazione; dall’altro, una zona di fringe, dove si alternano terreni agricoli inutilizzati e spazi aperti trascurati vicino a grandi arterie stradali. Proprio in queste aree «al margine», la natura ha ripreso il sopravvento: gli spazi urbani o rurali, ormai privi della loro funzione originaria, sono diventati rifugi inaspettati per una ricca varietà di specie vegetali e animali (biodiversità). Ma ancora «cantiere» è qui la storia di un vecchio deposito militare in via Boccaccio, abbandonato per decenni e «liberato» nel 2015 da un collettivo di attiviste e attivisti. In un percorso non privo di conflitti con il livello istituzionale, il collettivo Terranostra ha trasformato 3,5 ettari di degrado in un giardino sociale autogestito. Situato a ridosso delle case popolari, questo spazio è diventato di fatto un bene comune curato direttamente dalle persone, ospitando laboratori e attività per la collettività. Tra «di fatto» e «di diritto», inizia però un’altra storia e un altro cantiere e l’area di via Boccaccio è – dopo un appalto pubblico – divenuta un parco pubblico: Parco Boccaccio.

Terranostra a Casoria: un’esperienza di giustizia interrotta / Attademo, A., Battista, L.. - (2026), pp. 256-265.

Terranostra a Casoria: un’esperienza di giustizia interrotta

Anna Attademo;Ludovica Battista
2026

Abstract

Il tema dei «cantieri» è riferito a una forma contemporanea di spazio di trasformazione collettiva. Proprio come accadeva per le antiche cattedrali gotiche, non c’è un unico «autore», ma un insieme di soggetti che lavorano insieme. Il risultato è uno spazio in cui tutti si riconoscono, perché è stato costruito, coltivato e curato dalla comunità tutta, rendendo il legame tra le persone e il territorio molto più forte. Le cattedrali – laiche – del contemporaneo abbandonano la monumentalità distaccata per integrarsi nel tessuto urbano e sociale. Invece di separare gruppi sociali per categorie di simili, questi spazi si aprono all’uso quotidiano e plurale, diventando territori condivisi dove la comunità può reinventare uno spazio comune, per nuovi usi civici e collettivi. Al centro di questo contributo è un territorio interpretato come «cantiere»: Casoria, comune situato nell’immediata periferia di Napoli, che ha attraversato negli ultimi decenni una fase di calo demografico legata al declino del polo industriale. Nello spazio, questo processo di deindustrializzazione ha lasciato in eredità edifici e vaste aree improvvisamente svuotati e un generale deterioramento del tessuto cittadino. Attualmente, il territorio si presenta diviso: da un lato, un centro densamente abitato ma privo di servizi e spazi di aggregazione; dall’altro, una zona di fringe, dove si alternano terreni agricoli inutilizzati e spazi aperti trascurati vicino a grandi arterie stradali. Proprio in queste aree «al margine», la natura ha ripreso il sopravvento: gli spazi urbani o rurali, ormai privi della loro funzione originaria, sono diventati rifugi inaspettati per una ricca varietà di specie vegetali e animali (biodiversità). Ma ancora «cantiere» è qui la storia di un vecchio deposito militare in via Boccaccio, abbandonato per decenni e «liberato» nel 2015 da un collettivo di attiviste e attivisti. In un percorso non privo di conflitti con il livello istituzionale, il collettivo Terranostra ha trasformato 3,5 ettari di degrado in un giardino sociale autogestito. Situato a ridosso delle case popolari, questo spazio è diventato di fatto un bene comune curato direttamente dalle persone, ospitando laboratori e attività per la collettività. Tra «di fatto» e «di diritto», inizia però un’altra storia e un altro cantiere e l’area di via Boccaccio è – dopo un appalto pubblico – divenuta un parco pubblico: Parco Boccaccio.
2026
978-88-5522-900-5
Terranostra a Casoria: un’esperienza di giustizia interrotta / Attademo, A., Battista, L.. - (2026), pp. 256-265.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/1058174
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