A partire dagli inizi degli anni ‘80, in Italia e nei paesi europei, vi è stata una ripresa degli studi sulla categoria di “ragion di stato”; si è trattato di una vera e propria effervescenza di contributi, di cui è complesso intendere le più interne motivazioni. Il saggio ripercorre alcuni tracciati di quella notevolissima produzione di studi assumendo in partenza la tesi che tale produzione segnala e rappresenta modalità e tracciati dello svolgimento di un paradigma di conservazione politica che agisce in modo autonomo e che costituisce parte integrante dei processi della modernizzazione politica affermatisi in Europa a partire dalla metà del cinquecento: per dirla in breve, uno dei percorsi di quella modernità politica da non intendere come primato della ragione autoritativa di sovranità, ma come disseminazione composita, e pure contraddittoria, di istanze paradigmatiche diverse. Il contributo discute la tesi secondo cui tra Cinque e Seicento si sviluppa una vera e propria “politica della conservazione” che è parte integrante dei processi della razionalizzazione politica occidentale e che, piuttosto che cercare nei processi della legittimazione politica un luogo su cui fondare l’esercizio del potere politico, guarda in maniera prioritaria ai percorsi del governo degli uomini e dei popoli. Discorsi e scritture di conservazione sono, in tal senso, esperienze pienamente moderne e entrano in relazione di “reciproca funzionalità” col modello della sovranità. Il saggio mira quindi a ricostruire e discutere le caratteristiche di questo paradigma conservativo. Caratteristiche che possono essere indicate, pur in maniera schematica, come: a. l’autonomia e la centralità della politica, intesa prevalentemente come ars practica; b. il riconoscimento e l’utilizzo positivo dei conflitti con l’obiettivo di stabilizzare e rafforzare il comando politico; c. la rilevanza decisiva dei corpi e delle parti che compongono lo stato, considerati attori dei processi di produzione e legittimazione dell’autorità politica ma anche e soprattutto di dinamiche di obbedienza e consenso, di scambio; d. quindi, l’utilizzo di saperi e competenze diversificate per far fronte allo svolgersi degli interessi economici, alla gestione dell’amministrazione e della burocrazia, dell’esercito, del governo locale; e. infine, la costante presenza della guerra – sia interna che esterna – come risorsa estrema.
Oltre i percorsi di sovranità: il paradigma moderno della conservazione politica, / Borrelli, Francesco. - STAMPA. - (2005), pp. 303-324.
Oltre i percorsi di sovranità: il paradigma moderno della conservazione politica,
BORRELLI, FRANCESCO
2005
Abstract
A partire dagli inizi degli anni ‘80, in Italia e nei paesi europei, vi è stata una ripresa degli studi sulla categoria di “ragion di stato”; si è trattato di una vera e propria effervescenza di contributi, di cui è complesso intendere le più interne motivazioni. Il saggio ripercorre alcuni tracciati di quella notevolissima produzione di studi assumendo in partenza la tesi che tale produzione segnala e rappresenta modalità e tracciati dello svolgimento di un paradigma di conservazione politica che agisce in modo autonomo e che costituisce parte integrante dei processi della modernizzazione politica affermatisi in Europa a partire dalla metà del cinquecento: per dirla in breve, uno dei percorsi di quella modernità politica da non intendere come primato della ragione autoritativa di sovranità, ma come disseminazione composita, e pure contraddittoria, di istanze paradigmatiche diverse. Il contributo discute la tesi secondo cui tra Cinque e Seicento si sviluppa una vera e propria “politica della conservazione” che è parte integrante dei processi della razionalizzazione politica occidentale e che, piuttosto che cercare nei processi della legittimazione politica un luogo su cui fondare l’esercizio del potere politico, guarda in maniera prioritaria ai percorsi del governo degli uomini e dei popoli. Discorsi e scritture di conservazione sono, in tal senso, esperienze pienamente moderne e entrano in relazione di “reciproca funzionalità” col modello della sovranità. Il saggio mira quindi a ricostruire e discutere le caratteristiche di questo paradigma conservativo. Caratteristiche che possono essere indicate, pur in maniera schematica, come: a. l’autonomia e la centralità della politica, intesa prevalentemente come ars practica; b. il riconoscimento e l’utilizzo positivo dei conflitti con l’obiettivo di stabilizzare e rafforzare il comando politico; c. la rilevanza decisiva dei corpi e delle parti che compongono lo stato, considerati attori dei processi di produzione e legittimazione dell’autorità politica ma anche e soprattutto di dinamiche di obbedienza e consenso, di scambio; d. quindi, l’utilizzo di saperi e competenze diversificate per far fronte allo svolgersi degli interessi economici, alla gestione dell’amministrazione e della burocrazia, dell’esercito, del governo locale; e. infine, la costante presenza della guerra – sia interna che esterna – come risorsa estrema.| File | Dimensione | Formato | |
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