Il progetto delle infrastrutture, rimasto a lungo relegato nell’ambito delle competenze dell’ingegneria civile e dei trasporti, dominio incontrastato della tecnica e dell’economia che imponevano l’ottimizzazione dei tempi e l’economia di spesa, ha assunto in questi ultimi anni un ruolo di sempre maggiore rilievo nelle strategie di trasformazione della città e del territorio, sino a diventare un settore dell’architettura cui vengono ormai riconosciute specificità e proprie competenze disciplinari, come già accaduto in passato per altri ambiti della progettazione, come il disegno industriale, l’arredamento degli interni, l’architettura del paesaggio o il restauro dei monumenti. Vi è più di un motivo che spiega questo cambiamento. In primo luogo, hanno particolarmente inciso le forme assunte dallo sviluppo della città contemporanea: superata la tradizionale contrapposizione fra città storica e periferie, anche grazie al potenziamento del trasporto collettivo che ne ha ridotto drasticamente le distanze fisiche, si è andato affermando, nei piccoli come nei grandi centri urbani, il modello della “città diffusa”, realtà insediativa complessa ed articolata in cui convivono elementi eterogenei per consistenza, funzione e qualità: case unifamiliari, centri commerciali, capannoni industriali, occupano ampi territori senza alcuna apparente regola e nella totale assenza di relazioni reciproche. In questa realtà le infrastrutture appaiono oggi le uniche architetture in grado di stabilire delle relazioni fra gli elementi dispersi nel territorio, grazie alla dimensione di grande scala dei propri manufatti ed alla chiarezza delle forme che esse assumono, immediatamente identificabili, neutrali ed autonome rispetto alle condizioni contestuali. Ciò spiega anche perché il progetto delle nuove infrastrutture abbia assunto sempre più il ruolo di ambito d’intervento privilegiato per introdurre nuove qualità negli spazi urbani in formazione e nei contesti degradati. Nelle condizioni di spazialità aperta e diffusa, cioè, appare preferibile investire sui sistemi di relazione, sul disegno delle architetture dello scambio e dei flussi di traffico, sulle infrastrutture appunto, piuttosto che intervenire puntualmente con edifici isolati. Anche il modo di intendere la qualità degli spazi urbani si è contemporaneamente modificato. La qualità di un’architettura non appare più determinata solo dagli aspetti funzionali, spaziali e percettivi, ma la promiscuità, la flessibilità d’uso nel tempo appaiono oggi valori altrettanto importanti. Si è andata cioè affermando una nuova estetica, quella degli utenti in movimento. Non vi è più un solo modo di vivere e percepire lo spazio, le possibili connessioni fra gli elementi mutano continuamente le geografie del paesaggio urbano. Ciò ha comportato anche un profondo cambiamento nelle aspettative che accompagnano la realizzazione delle opere infrastrutturali: con la costruzione di una linea metropolitana, di un terminal passeggeri, di un parcheggio pubblico si desidera non solo migliorare l’accessibilità di un territorio, rendere più facili ed efficienti lo svolgimento delle attività all’intorno, ma anche migliorare complessivamente le qualità del paesaggio urbano dal punto di vista ambientale, percettivo ed estetico. Ma le stesse aspettative accompagnano anche – ed è questo l’elemento di novità degli anni più recenti – gli interventi di recupero o di trasformazione delle infrastrutture dismesse, cui non si chiede solo di individuare una nuova destinazione d’uso compatibile con la configurazione e le attività del territorio attraversato, ma soprattutto di contribuire in misura significativa a migliorare le qualità del paesaggio. Un esempio molto significativo in tal senso - per la numerosità e diffusione in tutto il mondo occidentale a partire dagli anni ’80 del secolo scorso e per la complessità delle implicazioni progettuali - è rappresentato dalla trasformazione delle ferrovie abbandonate.
Le infrastrutture come opportunità di riqualificazione del paesaggio contemporaneo / Viola, Francesco. - STAMPA. - I:(2009), pp. 559-566.
Le infrastrutture come opportunità di riqualificazione del paesaggio contemporaneo
VIOLA, FRANCESCO
2009
Abstract
Il progetto delle infrastrutture, rimasto a lungo relegato nell’ambito delle competenze dell’ingegneria civile e dei trasporti, dominio incontrastato della tecnica e dell’economia che imponevano l’ottimizzazione dei tempi e l’economia di spesa, ha assunto in questi ultimi anni un ruolo di sempre maggiore rilievo nelle strategie di trasformazione della città e del territorio, sino a diventare un settore dell’architettura cui vengono ormai riconosciute specificità e proprie competenze disciplinari, come già accaduto in passato per altri ambiti della progettazione, come il disegno industriale, l’arredamento degli interni, l’architettura del paesaggio o il restauro dei monumenti. Vi è più di un motivo che spiega questo cambiamento. In primo luogo, hanno particolarmente inciso le forme assunte dallo sviluppo della città contemporanea: superata la tradizionale contrapposizione fra città storica e periferie, anche grazie al potenziamento del trasporto collettivo che ne ha ridotto drasticamente le distanze fisiche, si è andato affermando, nei piccoli come nei grandi centri urbani, il modello della “città diffusa”, realtà insediativa complessa ed articolata in cui convivono elementi eterogenei per consistenza, funzione e qualità: case unifamiliari, centri commerciali, capannoni industriali, occupano ampi territori senza alcuna apparente regola e nella totale assenza di relazioni reciproche. In questa realtà le infrastrutture appaiono oggi le uniche architetture in grado di stabilire delle relazioni fra gli elementi dispersi nel territorio, grazie alla dimensione di grande scala dei propri manufatti ed alla chiarezza delle forme che esse assumono, immediatamente identificabili, neutrali ed autonome rispetto alle condizioni contestuali. Ciò spiega anche perché il progetto delle nuove infrastrutture abbia assunto sempre più il ruolo di ambito d’intervento privilegiato per introdurre nuove qualità negli spazi urbani in formazione e nei contesti degradati. Nelle condizioni di spazialità aperta e diffusa, cioè, appare preferibile investire sui sistemi di relazione, sul disegno delle architetture dello scambio e dei flussi di traffico, sulle infrastrutture appunto, piuttosto che intervenire puntualmente con edifici isolati. Anche il modo di intendere la qualità degli spazi urbani si è contemporaneamente modificato. La qualità di un’architettura non appare più determinata solo dagli aspetti funzionali, spaziali e percettivi, ma la promiscuità, la flessibilità d’uso nel tempo appaiono oggi valori altrettanto importanti. Si è andata cioè affermando una nuova estetica, quella degli utenti in movimento. Non vi è più un solo modo di vivere e percepire lo spazio, le possibili connessioni fra gli elementi mutano continuamente le geografie del paesaggio urbano. Ciò ha comportato anche un profondo cambiamento nelle aspettative che accompagnano la realizzazione delle opere infrastrutturali: con la costruzione di una linea metropolitana, di un terminal passeggeri, di un parcheggio pubblico si desidera non solo migliorare l’accessibilità di un territorio, rendere più facili ed efficienti lo svolgimento delle attività all’intorno, ma anche migliorare complessivamente le qualità del paesaggio urbano dal punto di vista ambientale, percettivo ed estetico. Ma le stesse aspettative accompagnano anche – ed è questo l’elemento di novità degli anni più recenti – gli interventi di recupero o di trasformazione delle infrastrutture dismesse, cui non si chiede solo di individuare una nuova destinazione d’uso compatibile con la configurazione e le attività del territorio attraversato, ma soprattutto di contribuire in misura significativa a migliorare le qualità del paesaggio. Un esempio molto significativo in tal senso - per la numerosità e diffusione in tutto il mondo occidentale a partire dagli anni ’80 del secolo scorso e per la complessità delle implicazioni progettuali - è rappresentato dalla trasformazione delle ferrovie abbandonate.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


