La fugacità della visione associata ai termini prospettiva, visione, visuale e la soggettività dei giudizi estetici in merito alla forma del paesaggio e del costruito costituiscono purtroppo un fattore di grave pregiudizio nella valutazione degli effetti percettivo-visivi all’inserimento di nuove opere nell’ambiente; inoltre, l’assenza di parametri, criteri o procedure scientificamente articolate che indichino come seguire un accreditato iter di valutazione lascia frequentemente il terreno al confronto tra opinioni individuali basate esclusivamente sulla cultura e la sensibilità dei singoli tecnici proponenti o valutatori. Grazie alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 i pianificatori hanno finalmente riconosciuto il valore del paesaggio come “quadro di vita” per gli abitanti. In tal senso il miglioramento degli aspetti visivi e più in generale della percezione sensoriale dei luoghi è divenuto un obiettivo politico insieme al riconoscimento della qualità ambientale come componente basilare del benessere collettivo. In una corretta e consapevole politica di tutela del paesaggio, l’aspetto primario da analizzare e dunque valutare è l’aspetto estetico–visuale dei luoghi, la cui componente primaria è la “percezione”, intesa tuttavia non come fenomeno puramente visivo ma piuttosto come frutto di un’elaborazione culturale del dato sensoriale in funzione dei parametri estetici della cultura del tempo. La tutela e la gestione dei processi di sviluppo e dunque di modificazione della risorsa paesaggio pone però il problema specifico della sua conoscenza attraverso una metodologia di analisi scientificamente fondata: l’individuazione delle caratteristiche specifiche dei luoghi assume, dunque, un ruolo primario in qualsiasi progetto di trasformazione, sia esso di conservazione, di innovazione o di riqualificazione. In Italia le direttive della Convenzione europea per il Paesaggio sono state recepite nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con il D.lgs n° 42 del 2004, che ha assorbito l’intera legislatura precedente in materia introducendo peraltro due fondamentali innovazioni: i nuovi piani e l’autorizzazione paesaggistica. Con il D.P.C.M. 12.12.2005 si definiscono inoltre “le finalità, i criteri di redazione, i contenuti della relazione paesaggistica che correda, congiuntamente al progetto d’intervento che si propone di realizzare ed alla relazione di progetto, l’istanza di autorizzazione paesaggistica..” La relazione paesaggistica contiene dunque tutti gli elementi necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica dell’intervento mediante le descrizioni dello stato dei luoghi ante operam e post operam, comparando gli effetti dell’inserimento dell’intervento proposto di cui inoltre si specificano dettagliatamente le caratteristiche. L’Allegato Tecnico del DPCM fornisce anche alcuni sintetici suggerimenti atti a porre l’accento, da un lato sulle modalità di conoscenza del contesto degli interventi, dall’altro su criteri di valutazione degli effetti paesaggistici. Tuttavia la relazione paesaggistica non fornisce una metodologia di analisi di quegli aspetti che invita a identificare, che nell’insieme caratterizzano l’immagine percepita di un dato paesaggio e la sua qualità estetica, lasciandone piuttosto la descrizione alla soggettiva valutazione del proponente e della commissione deputata alla valutazione. E’ dunque indispensabile a mio avviso mettere a punto una nuova metodologia di carattere scientifico per la “Valutazione di Impatto Paesaggistico” basata su un metodo di analisi e lettura scientifica del paesaggio ante operam che evidenzi l’identità del luogo attraverso i caratteri dominanti del contesto e che guidi, seguendo la stessa metodologia utilizzata per l’analisi del contesto preesistente anche le analisi sull’opera da inserire nel paesaggio, in modo da ottenere dati oggettivi e comparabili sullo stato dei luoghi ante e post operam, sui quali basare un giudizio di compatibilità ambientale che valuti correttamente l’effettivo grado di alterazione che il progetto determinerebbe nell’ambiente . Le tematiche della mia ricerca si sono recentemente indirizzate verso la formulazione di alcune “linee guida” di impatto percettivo, specifiche per ciascuna categoria di grandi opere aventi incidenza nel paesaggio quali ad esempio strade, impianti per la produzione e la distribuzione energetica, torri delle telecomunicazioni... Nate da necessità produttive, infrastrutturali o semplicemente di sviluppo economico, le grandi opere della modernità irrompono nel paesaggio con la prepotenza dell’indispensabile funzione che ne giustifica la realizzazione, senza alcuna valutazione della trasformazione apportata alla forma dell’intero contesto. Tali progetti devono invece consapevolmente configurarsi come “progetti di paesaggio”, per i quali ciascun intervento deve essere finalizzato a un miglioramento della qualità paesaggistica dei luoghi o, quanto meno, a garantire che non ve ne sia una sostanziale diminuzione. La finalità principale delle linee guida oggetto di ricerca è quella di indirizzare il progettista alla definizione e all’assunzione consapevole di scelte progettuali che evitino le peculiari criticità di cui ciascuna singola categoria di opere all’atto dell’inserimento nell’immagine di un dato paesaggio.

Percezione, paesaggio e infrastrutture: nuova metodologia per la valutazione degli impatti visivi / Pagliano, Alessandra. - (2010), pp. 733-736. ( Le Vie dei Mercanti, Rappresentare la Conoscenza Aversa-Capri Giugno 2010).

Percezione, paesaggio e infrastrutture: nuova metodologia per la valutazione degli impatti visivi

PAGLIANO, ALESSANDRA
2010

Abstract

La fugacità della visione associata ai termini prospettiva, visione, visuale e la soggettività dei giudizi estetici in merito alla forma del paesaggio e del costruito costituiscono purtroppo un fattore di grave pregiudizio nella valutazione degli effetti percettivo-visivi all’inserimento di nuove opere nell’ambiente; inoltre, l’assenza di parametri, criteri o procedure scientificamente articolate che indichino come seguire un accreditato iter di valutazione lascia frequentemente il terreno al confronto tra opinioni individuali basate esclusivamente sulla cultura e la sensibilità dei singoli tecnici proponenti o valutatori. Grazie alla Convenzione Europea del Paesaggio del 2000 i pianificatori hanno finalmente riconosciuto il valore del paesaggio come “quadro di vita” per gli abitanti. In tal senso il miglioramento degli aspetti visivi e più in generale della percezione sensoriale dei luoghi è divenuto un obiettivo politico insieme al riconoscimento della qualità ambientale come componente basilare del benessere collettivo. In una corretta e consapevole politica di tutela del paesaggio, l’aspetto primario da analizzare e dunque valutare è l’aspetto estetico–visuale dei luoghi, la cui componente primaria è la “percezione”, intesa tuttavia non come fenomeno puramente visivo ma piuttosto come frutto di un’elaborazione culturale del dato sensoriale in funzione dei parametri estetici della cultura del tempo. La tutela e la gestione dei processi di sviluppo e dunque di modificazione della risorsa paesaggio pone però il problema specifico della sua conoscenza attraverso una metodologia di analisi scientificamente fondata: l’individuazione delle caratteristiche specifiche dei luoghi assume, dunque, un ruolo primario in qualsiasi progetto di trasformazione, sia esso di conservazione, di innovazione o di riqualificazione. In Italia le direttive della Convenzione europea per il Paesaggio sono state recepite nel Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio con il D.lgs n° 42 del 2004, che ha assorbito l’intera legislatura precedente in materia introducendo peraltro due fondamentali innovazioni: i nuovi piani e l’autorizzazione paesaggistica. Con il D.P.C.M. 12.12.2005 si definiscono inoltre “le finalità, i criteri di redazione, i contenuti della relazione paesaggistica che correda, congiuntamente al progetto d’intervento che si propone di realizzare ed alla relazione di progetto, l’istanza di autorizzazione paesaggistica..” La relazione paesaggistica contiene dunque tutti gli elementi necessari alla verifica della compatibilità paesaggistica dell’intervento mediante le descrizioni dello stato dei luoghi ante operam e post operam, comparando gli effetti dell’inserimento dell’intervento proposto di cui inoltre si specificano dettagliatamente le caratteristiche. L’Allegato Tecnico del DPCM fornisce anche alcuni sintetici suggerimenti atti a porre l’accento, da un lato sulle modalità di conoscenza del contesto degli interventi, dall’altro su criteri di valutazione degli effetti paesaggistici. Tuttavia la relazione paesaggistica non fornisce una metodologia di analisi di quegli aspetti che invita a identificare, che nell’insieme caratterizzano l’immagine percepita di un dato paesaggio e la sua qualità estetica, lasciandone piuttosto la descrizione alla soggettiva valutazione del proponente e della commissione deputata alla valutazione. E’ dunque indispensabile a mio avviso mettere a punto una nuova metodologia di carattere scientifico per la “Valutazione di Impatto Paesaggistico” basata su un metodo di analisi e lettura scientifica del paesaggio ante operam che evidenzi l’identità del luogo attraverso i caratteri dominanti del contesto e che guidi, seguendo la stessa metodologia utilizzata per l’analisi del contesto preesistente anche le analisi sull’opera da inserire nel paesaggio, in modo da ottenere dati oggettivi e comparabili sullo stato dei luoghi ante e post operam, sui quali basare un giudizio di compatibilità ambientale che valuti correttamente l’effettivo grado di alterazione che il progetto determinerebbe nell’ambiente . Le tematiche della mia ricerca si sono recentemente indirizzate verso la formulazione di alcune “linee guida” di impatto percettivo, specifiche per ciascuna categoria di grandi opere aventi incidenza nel paesaggio quali ad esempio strade, impianti per la produzione e la distribuzione energetica, torri delle telecomunicazioni... Nate da necessità produttive, infrastrutturali o semplicemente di sviluppo economico, le grandi opere della modernità irrompono nel paesaggio con la prepotenza dell’indispensabile funzione che ne giustifica la realizzazione, senza alcuna valutazione della trasformazione apportata alla forma dell’intero contesto. Tali progetti devono invece consapevolmente configurarsi come “progetti di paesaggio”, per i quali ciascun intervento deve essere finalizzato a un miglioramento della qualità paesaggistica dei luoghi o, quanto meno, a garantire che non ve ne sia una sostanziale diminuzione. La finalità principale delle linee guida oggetto di ricerca è quella di indirizzare il progettista alla definizione e all’assunzione consapevole di scelte progettuali che evitino le peculiari criticità di cui ciascuna singola categoria di opere all’atto dell’inserimento nell’immagine di un dato paesaggio.
2010
9788865420140
Percezione, paesaggio e infrastrutture: nuova metodologia per la valutazione degli impatti visivi / Pagliano, Alessandra. - (2010), pp. 733-736. ( Le Vie dei Mercanti, Rappresentare la Conoscenza Aversa-Capri Giugno 2010).
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