La ricerca di Klein sul minimo di abitazione dell’allog-gio è mossa da una interna questione disciplinare del progetto di architettura che già si era prospettata al progettista delle case operaie alla fine dell’800. La ricerca sulla casa minima operaia, in quella età, era stata oggetto, con rigore analitico, di una appassionata riflessione teorica della trattatistica, la quale già veniva enucleando, dalla maschera della carità e della filantropia urbana, la concreta questione progettuale dell’alloggio minimo operaio, individuandone una specifica competenza ancora e solo dell’Architettura, e non di un mercato edilizio dominato da soluzioni speculative. In tal senso, come è pienamente documentato negli scritti teorici di questa età, è nell’ambito di questa riflessione disciplinare che viene posto, con una ferma posizione culturale, un quesito architettonico, rivolto alle stesse operazioni progettuali che devono essere autonomamente considerate rispetto a una finalità non più e solo legata agli interessi della speculazione edilizia, ma rivolta a definire, con la piena acquisizione di queste tematiche sul minimo di abitazione, l’interna legalità e normatività di un nuovo progetto di abitazioni civili, quello delle case operaie, che entra come un nuovo organismo collettivo, e secondo le finalità sociali di una architettura di piano, a far parte della morfologia urbana della città moderna.
Una razione di abitazione / Cilento, Giuseppe. - STAMPA. - (2005).
Una razione di abitazione
CILENTO, GIUSEPPE
2005
Abstract
La ricerca di Klein sul minimo di abitazione dell’allog-gio è mossa da una interna questione disciplinare del progetto di architettura che già si era prospettata al progettista delle case operaie alla fine dell’800. La ricerca sulla casa minima operaia, in quella età, era stata oggetto, con rigore analitico, di una appassionata riflessione teorica della trattatistica, la quale già veniva enucleando, dalla maschera della carità e della filantropia urbana, la concreta questione progettuale dell’alloggio minimo operaio, individuandone una specifica competenza ancora e solo dell’Architettura, e non di un mercato edilizio dominato da soluzioni speculative. In tal senso, come è pienamente documentato negli scritti teorici di questa età, è nell’ambito di questa riflessione disciplinare che viene posto, con una ferma posizione culturale, un quesito architettonico, rivolto alle stesse operazioni progettuali che devono essere autonomamente considerate rispetto a una finalità non più e solo legata agli interessi della speculazione edilizia, ma rivolta a definire, con la piena acquisizione di queste tematiche sul minimo di abitazione, l’interna legalità e normatività di un nuovo progetto di abitazioni civili, quello delle case operaie, che entra come un nuovo organismo collettivo, e secondo le finalità sociali di una architettura di piano, a far parte della morfologia urbana della città moderna.File | Dimensione | Formato | |
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