Il saggio descrive l'attività scientifica di individuazione dei temi porgettuali da porre alla base di un Workshop Internazionale di Progettazione tenutosi a Napoli nel 2008 in un’area urbana tutta interna ai limiti di una perimetrazione che vede il centro storico della città inserito nella World Heritage List dell’UNESCO. Nel 1995 il Bureau du Patrimoine Mondial dell'UNESCO si pronunciava all'unanimità per l'inserimento del centro storico di Napoli nella Lista con la seguente motivazione: «si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa». Ma forse ancor più significativa della motivazione è la perimetrazione che l’UNESCO ha deliberato e che coincide con quella descritta nell’approvazione del Piano Regolatore Generale della città del 1972 (D.M. n.1829 del 31/3/72). Rispetto al perimetro della città greco-romana, infatti, il perimetro del centro storico si amplia ad oriente a comprendere, verso nord, l’Albergo dei Poveri e, verso sud, piazza Mercato; ad occidente si estende fino a parte della costa di Posillipo, passando per episodi monumentali primari come quelli di piazza Plebiscito, piazza Municipio, Castel dell’Ovo e Pizzofalcone, includendo aree di valore non solo storico-artistico ma anche naturalistico-paesaggistico; verso nord infine il perimetro include il Corso Vittorio Emanuele e i ‘borghi fuori le mura’ del XVII e XVIII secolo. Il significato di questo ‘ampliamento’, come il testo sottolinea, è rilevante perché vengono ad essere incluse aree interstiziali e di sutura tra il centro antico (greco-romano) e le altre parti urbane che ad esso si accostano ed è in queste aree che il progetto d’architettura può rappresentare lo strumento in grado di chiarire le relazioni d’ordine possibili tra tali parti di frizione: il centro antico da un lato e le aree peri-centrali di più recente formazione dall’altro. Sono queste parti urbane che possono oggi offrire delle interessati occasioni di progetto: aree dove la metodologia d’intervento non deve tendere ad una loro omogeneizzazione morfologica bensì puntare al chiarimento della loro individualità costitutive, per poi produrre benefici effetti e fissare le regole compositive sulle altre parti contigue di formazione otto-novecentesca. Le aree interstiziali o di frizione, riacquistando una loro chiara autonomia formale, possono rappresentare in tal modo, quei luoghi strategici dove far partire la riqualificazione con effetti indotti sia sul centro consolidato sia sulle aree marginalizzate e satellitari al contorno.

Aree di margine come aree strategiche. l'acropoli, piazza Mercato e il 'lavinaio': i temi del workshop / Visconti, Federica. - STAMPA. - (2008), pp. 25-32.

Aree di margine come aree strategiche. l'acropoli, piazza Mercato e il 'lavinaio': i temi del workshop

VISCONTI, FEDERICA
2008

Abstract

Il saggio descrive l'attività scientifica di individuazione dei temi porgettuali da porre alla base di un Workshop Internazionale di Progettazione tenutosi a Napoli nel 2008 in un’area urbana tutta interna ai limiti di una perimetrazione che vede il centro storico della città inserito nella World Heritage List dell’UNESCO. Nel 1995 il Bureau du Patrimoine Mondial dell'UNESCO si pronunciava all'unanimità per l'inserimento del centro storico di Napoli nella Lista con la seguente motivazione: «si tratta di una delle più antiche città d'Europa, il cui tessuto urbano contemporaneo conserva gli elementi della sua storia ricca di avvenimenti. I tracciati delle sue strade, la ricchezza dei suoi edifici storici caratterizzanti epoche diverse conferiscono al sito un valore universale senza uguali, che ha esercitato una profonda influenza su gran parte dell'Europa e al di là dei confini di questa». Ma forse ancor più significativa della motivazione è la perimetrazione che l’UNESCO ha deliberato e che coincide con quella descritta nell’approvazione del Piano Regolatore Generale della città del 1972 (D.M. n.1829 del 31/3/72). Rispetto al perimetro della città greco-romana, infatti, il perimetro del centro storico si amplia ad oriente a comprendere, verso nord, l’Albergo dei Poveri e, verso sud, piazza Mercato; ad occidente si estende fino a parte della costa di Posillipo, passando per episodi monumentali primari come quelli di piazza Plebiscito, piazza Municipio, Castel dell’Ovo e Pizzofalcone, includendo aree di valore non solo storico-artistico ma anche naturalistico-paesaggistico; verso nord infine il perimetro include il Corso Vittorio Emanuele e i ‘borghi fuori le mura’ del XVII e XVIII secolo. Il significato di questo ‘ampliamento’, come il testo sottolinea, è rilevante perché vengono ad essere incluse aree interstiziali e di sutura tra il centro antico (greco-romano) e le altre parti urbane che ad esso si accostano ed è in queste aree che il progetto d’architettura può rappresentare lo strumento in grado di chiarire le relazioni d’ordine possibili tra tali parti di frizione: il centro antico da un lato e le aree peri-centrali di più recente formazione dall’altro. Sono queste parti urbane che possono oggi offrire delle interessati occasioni di progetto: aree dove la metodologia d’intervento non deve tendere ad una loro omogeneizzazione morfologica bensì puntare al chiarimento della loro individualità costitutive, per poi produrre benefici effetti e fissare le regole compositive sulle altre parti contigue di formazione otto-novecentesca. Le aree interstiziali o di frizione, riacquistando una loro chiara autonomia formale, possono rappresentare in tal modo, quei luoghi strategici dove far partire la riqualificazione con effetti indotti sia sul centro consolidato sia sulle aree marginalizzate e satellitari al contorno.
2008
9788849516340
Aree di margine come aree strategiche. l'acropoli, piazza Mercato e il 'lavinaio': i temi del workshop / Visconti, Federica. - STAMPA. - (2008), pp. 25-32.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/438192
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