Il testo affronta le problematiche di contesto tipiche delle aree vaste sottoposte ad una molteplicità eterogenea di piani e di vincoli, scegliendo come area campione quella del cono vesuviano. Sull’area vesuviana si sovrappongono: il Piano Territoriale Paesistico del Comuni vesuviani; il Piano dal Parco nazionale; due Piani di Assetto Idrogeologico, quello del Bacino del Sarno e quello della Campania Nord Occidentale; le aree protette di Rete Natura 2000 (Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale); il PSO (Piano Strategico Operativo) istituito dalla Regione Campania nel 2003 ai fini del decongestionamento dell’area ai fini del rischio vulcanico; per ultimo, il Piano di Protezione civile, che include per intero, nella c.d. “zona rossa”, a rischio vulcanico diretto, i territori comunali che coprono il cono vulcanico e le sue propaggini pianeggianti. Vanno infine considerati gli strumenti concertati della generazione degli anni ’90, quali i Patti territoriali del “Miglio d’Oro” e “Chrisòmelos” nonché il PIT (Progetto Integrato Territoriale) “Vesevo”, tutti finalizzati al perseguimento dello sviluppo economico mediante la valorizzazione delle risorse ambientali ed economico-finanziarie locali, che non hanno sortito effetti proporzionati alle aspettative riposte in tale generazione di strumenti ed incentivi seguiti alla fine del c.d. intervento straordinario. Va specificato che il PSO, redatto dalla Provincia ma mai approvato dalla Regione, che si è data tale competenza con la stessa legge che ha istituito il PSO, dovrebbe coniugare esigenze di sviluppo e di salvaguardia ambientale favorendo la riqualificazione ambientale anche con la mitigazione degli impatti ed il trasferimento delle attività produttive incompatibili con i caratteri dei luoghi. Per quanto detto, l’area è normata in modo ipertrofico, con la sovrapposizione di piani, come quello paesistico e quello di parco, le cui differenze appaiono nel contempo incerte e forzate sia sul piano dei contenuti che su quello delle finalità. Da quanto detto deriva che la procedura di formazione del piano generale comunale (PUC) da parte dei comuni rientranti nell’area, se si tiene conto anche degli adempimenti obbligatori relativi alla Valutazione Ambientale Strategica nel rispetto del complesso Regolamento regionale, risulta particolarmente farraginosa. Si avverte, infatti, l’assenza di un soggetto identificabile quale responsabile unico – o almeno titolare di poteri di coordinamento -. Il PTR (Piano Territoriale Regionale), infatti, è caratterizzato da contenuti di indirizzo e di grande generalità, per cui consente esplicitamente la prevalenza dei tanti strumenti di settore elencati. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale è ancora lontano dall’approvazione, ma anche quando sarà in vigore non sarà in grado, stante l’ordinamento attuale, di prevalere sugli strumenti specifici, rimanendo sovrano, ciascuno degli Enti e delle Autorità titolari della pianificazione di settore, del suo potere di interdizione su ogni piano o intervento sottordinato. Tale situazione comporta un crescente ritardo nell’adeguamento della pianificazione comunale ai piani sovraordinati e, conseguentemente, la permanenza in vigore di piani regolatori risalenti a decenni or sono, dei tutto superati sia nei contenuti che nella forma. La circostanza descritta, non unica nel paese ma significativa per la coesistenza di problematiche di tutela e di sviluppo, ha in effetti rilevanza scientifica: l’esperienza deve costituire infatti il punto di partenza della ricerca. E la ricerca, nel campo delle scienze del territorio e della pianificazione, deve puntare alla produzione di piani che perseguano le finalità dell’efficacia e dell’efficienza. La qualità e la trasferibilità della ricerca deve basarsi sul raccordo e la cooperazione tra la ricerca stessa e le istituzioni.

La pianificazione strategica dei territori costieri a elevato rischio naturale: il PSO e i Comuni vesuviani costieri / Colombo, Loreto. - STAMPA. - (2009), pp. 110-122. (Intervento presentato al convegno Congresso regionale dell’INU Sicilia tenutosi a Palermo nel 29-30 novembre 2007).

La pianificazione strategica dei territori costieri a elevato rischio naturale: il PSO e i Comuni vesuviani costieri.

COLOMBO, LORETO
2009

Abstract

Il testo affronta le problematiche di contesto tipiche delle aree vaste sottoposte ad una molteplicità eterogenea di piani e di vincoli, scegliendo come area campione quella del cono vesuviano. Sull’area vesuviana si sovrappongono: il Piano Territoriale Paesistico del Comuni vesuviani; il Piano dal Parco nazionale; due Piani di Assetto Idrogeologico, quello del Bacino del Sarno e quello della Campania Nord Occidentale; le aree protette di Rete Natura 2000 (Siti di Importanza Comunitaria e Zone di Protezione Speciale); il PSO (Piano Strategico Operativo) istituito dalla Regione Campania nel 2003 ai fini del decongestionamento dell’area ai fini del rischio vulcanico; per ultimo, il Piano di Protezione civile, che include per intero, nella c.d. “zona rossa”, a rischio vulcanico diretto, i territori comunali che coprono il cono vulcanico e le sue propaggini pianeggianti. Vanno infine considerati gli strumenti concertati della generazione degli anni ’90, quali i Patti territoriali del “Miglio d’Oro” e “Chrisòmelos” nonché il PIT (Progetto Integrato Territoriale) “Vesevo”, tutti finalizzati al perseguimento dello sviluppo economico mediante la valorizzazione delle risorse ambientali ed economico-finanziarie locali, che non hanno sortito effetti proporzionati alle aspettative riposte in tale generazione di strumenti ed incentivi seguiti alla fine del c.d. intervento straordinario. Va specificato che il PSO, redatto dalla Provincia ma mai approvato dalla Regione, che si è data tale competenza con la stessa legge che ha istituito il PSO, dovrebbe coniugare esigenze di sviluppo e di salvaguardia ambientale favorendo la riqualificazione ambientale anche con la mitigazione degli impatti ed il trasferimento delle attività produttive incompatibili con i caratteri dei luoghi. Per quanto detto, l’area è normata in modo ipertrofico, con la sovrapposizione di piani, come quello paesistico e quello di parco, le cui differenze appaiono nel contempo incerte e forzate sia sul piano dei contenuti che su quello delle finalità. Da quanto detto deriva che la procedura di formazione del piano generale comunale (PUC) da parte dei comuni rientranti nell’area, se si tiene conto anche degli adempimenti obbligatori relativi alla Valutazione Ambientale Strategica nel rispetto del complesso Regolamento regionale, risulta particolarmente farraginosa. Si avverte, infatti, l’assenza di un soggetto identificabile quale responsabile unico – o almeno titolare di poteri di coordinamento -. Il PTR (Piano Territoriale Regionale), infatti, è caratterizzato da contenuti di indirizzo e di grande generalità, per cui consente esplicitamente la prevalenza dei tanti strumenti di settore elencati. Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale è ancora lontano dall’approvazione, ma anche quando sarà in vigore non sarà in grado, stante l’ordinamento attuale, di prevalere sugli strumenti specifici, rimanendo sovrano, ciascuno degli Enti e delle Autorità titolari della pianificazione di settore, del suo potere di interdizione su ogni piano o intervento sottordinato. Tale situazione comporta un crescente ritardo nell’adeguamento della pianificazione comunale ai piani sovraordinati e, conseguentemente, la permanenza in vigore di piani regolatori risalenti a decenni or sono, dei tutto superati sia nei contenuti che nella forma. La circostanza descritta, non unica nel paese ma significativa per la coesistenza di problematiche di tutela e di sviluppo, ha in effetti rilevanza scientifica: l’esperienza deve costituire infatti il punto di partenza della ricerca. E la ricerca, nel campo delle scienze del territorio e della pianificazione, deve puntare alla produzione di piani che perseguano le finalità dell’efficacia e dell’efficienza. La qualità e la trasferibilità della ricerca deve basarsi sul raccordo e la cooperazione tra la ricerca stessa e le istituzioni.
2009
9788856810189
La pianificazione strategica dei territori costieri a elevato rischio naturale: il PSO e i Comuni vesuviani costieri / Colombo, Loreto. - STAMPA. - (2009), pp. 110-122. (Intervento presentato al convegno Congresso regionale dell’INU Sicilia tenutosi a Palermo nel 29-30 novembre 2007).
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