La nostra proposta ha una duplice articolazione; in prima istanza abbiamo lavorato alla messa a punto di un organigramma attraverso il quale raccontare i principi l'”Ospedale pediatrico del III millennio”, in seconda abbiamo provato a rendere applicabili nostre riflessioni progettuali su un caso concreto., un reparto di degenza dell'Ospedale Pediatrico Santobono di Napoli. La relazione tra spazi pubblici e spazi privati, la contaminazione, questa è sia interna agli spazi dell'ospedale, che non sono più segnati e delimitati da porte invalicabili, che esterna laddove l'enclave l'ospedale deve aprirsi alla città, un po' provocatoriamente deve essere una parte di città e trasferire all'esterno questo messaggio attraverso la sua architettura e darne così comunicazione alla città, l'ospedale deve essere riconoscibile non solo come negatività. Gli spazi interni devono essere caratterizzati da una forte permeabilità e trasparenza, i bambini e gli altri devono vedere cosa accade intorno a loro per sentirsi sicuri e non timorosi per quello che può stare accadendo dall'altra parte della porta o del muro. Una nuova percezione di cosa accade intorno a te dà grande sicurezza al bambino, così come è importantissimo è il momento e quindi lo spazio dell'accoglienza, bisogna creare degli spazi membrana, luoghi di mediazione tra esterno ed interno che non facciano mai sentire che si viene “chiusi” in un luogo e la loro vita rimane fuori. Allo stesso tempo anche una volta entrati percorsi e funzioni, devono essere disegnati e pensati con estrema chiarezza pur nelle inevitabili distinzioni tra pubblico ed operatori. Da ciò è importante immaginare luoghi versatili in cui gli spazi possano essere dotati di una grande flessibilità, luoghi in cui i bambini possano ritrovarsi senza intralciare il lavoro dei medici e degli operatori, ma anche in cui dare sfogo alla loro inesauribile creatività, devono essere spazi che si adattano anche al gioco, allo studio, allo stare insieme anche in movimento. Infine ci preme sottolineare come una necessità la sostenibilità di questa architettura dell'immaginario, in cui luce e ventilazione siano naturali, in cui anche la natura offra il suo totale contributo alla guarigione dei bambini malati.
L'Ospedale del Terzo Millennio: i bambini non sono pazienti / Santangelo, MARIA ROSARIA; Giardiello, Paolo; Flora, Nicola; V., Tenore; P., Siani; A., Bonifacio; A., Fratini. - (2011).
L'Ospedale del Terzo Millennio: i bambini non sono pazienti
SANTANGELO, MARIA ROSARIA;GIARDIELLO, PAOLO;FLORA, NICOLA;
2011
Abstract
La nostra proposta ha una duplice articolazione; in prima istanza abbiamo lavorato alla messa a punto di un organigramma attraverso il quale raccontare i principi l'”Ospedale pediatrico del III millennio”, in seconda abbiamo provato a rendere applicabili nostre riflessioni progettuali su un caso concreto., un reparto di degenza dell'Ospedale Pediatrico Santobono di Napoli. La relazione tra spazi pubblici e spazi privati, la contaminazione, questa è sia interna agli spazi dell'ospedale, che non sono più segnati e delimitati da porte invalicabili, che esterna laddove l'enclave l'ospedale deve aprirsi alla città, un po' provocatoriamente deve essere una parte di città e trasferire all'esterno questo messaggio attraverso la sua architettura e darne così comunicazione alla città, l'ospedale deve essere riconoscibile non solo come negatività. Gli spazi interni devono essere caratterizzati da una forte permeabilità e trasparenza, i bambini e gli altri devono vedere cosa accade intorno a loro per sentirsi sicuri e non timorosi per quello che può stare accadendo dall'altra parte della porta o del muro. Una nuova percezione di cosa accade intorno a te dà grande sicurezza al bambino, così come è importantissimo è il momento e quindi lo spazio dell'accoglienza, bisogna creare degli spazi membrana, luoghi di mediazione tra esterno ed interno che non facciano mai sentire che si viene “chiusi” in un luogo e la loro vita rimane fuori. Allo stesso tempo anche una volta entrati percorsi e funzioni, devono essere disegnati e pensati con estrema chiarezza pur nelle inevitabili distinzioni tra pubblico ed operatori. Da ciò è importante immaginare luoghi versatili in cui gli spazi possano essere dotati di una grande flessibilità, luoghi in cui i bambini possano ritrovarsi senza intralciare il lavoro dei medici e degli operatori, ma anche in cui dare sfogo alla loro inesauribile creatività, devono essere spazi che si adattano anche al gioco, allo studio, allo stare insieme anche in movimento. Infine ci preme sottolineare come una necessità la sostenibilità di questa architettura dell'immaginario, in cui luce e ventilazione siano naturali, in cui anche la natura offra il suo totale contributo alla guarigione dei bambini malati.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.