Il movimento delle migrazioni nel mercato mondiale dell'odierna globalizzazione capitalistica è analizzato nella prospettiva generale del conflitto tra capitale e lavoro salariato e della liberazione degli uomini dallo sfruttamento che è in gioco in tale conflitto, La libera circolazione sia dei capitali che della forza-lavoro è richiesta dal capitale stesso mediante il livellamento del saggio generale del profitto e dalla formazione dei prezzi di produzione (Marx, Il capitale, Libro terzo). Su questa base materiale, che si esprime nel mercato mondiale e nel dominio generalizzato del valore di scambio, poggia la teoria borghese universalistica del “diritti umani”. Perciò teoricamente la legislazione sull'immigrazione sanziona discriminazioni in base alla razza, al sesso, chiusure etniche ecc. Ma questa idealità del diritto borghese, che poi è il diritto nel suo ultimo sviluppo, urta contro l’ostacolo rappresentato dall'accumulazione capitalistica stessa, la quale ha come presupposto e conseguenza la formazione di una popolazione eccedente o esercito industriale di riserva (Il capitale, Libro primo) la cui funzione è quella di premere sugli operai occupati affinché il capitale ottenga più lavoro senza per questo aumentare l’offerta di operai. Il punto centrale della legislazione sulle migrazioni è dunque solo la lotta all'immigrazione clandestina, quindi è il legame tra possesso di un documento di lavoro e permesso di soggiorno. In tale modo la clandestinità stessa diventa funzionale alla concorrenza più generale tra occupati e disoccupati, cosicché le stesse misure punitive contro l’immigrazione clandestina (espulsioni ecc.) finiscono col creare la clandestinità nel momento in cui la contrastano con dispendio improduttivo di risorse per la creazione di apparati repressivi, come i centri di identificazione ed espulsione. Su questa contraddizione economica che mette contro operai occupati e disoccupati, si riproducono le ideologie razziste e identitarie che le legislazioni sui migrazioni idealmente vogliono combattere con il loro universalismo borghese, ma che in realtà contribuiscono a creare. La via d’uscita è la cooperazione tra immigrati clandestini e residenti nell'ambito di una cooperazione tra occupati e disoccupati in generale, residenti o meno, per spezzare le nefaste conseguenze della legge dell'accumulazione capitalistica. Il terreno di questa cooperazione è la lotta per la riduzione del tempo di lavoro per tutti il che comporta in primo luogo la richiesta di abolizione del nesso tra libretto di lavoro e permesso di soggiorno, e la libera circolazione di tutte le persone sul pianeta indipendentemente dal possesso o di un lavoro o di un reddito, che peraltro dovrebbe essere a tutti garantito come condizione minima di esistenza.

Migranti ed emancipazione umana nel mercato mondiale della globalizzazione capitalistica / DI MARCO, GIUSEPPE ANTONIO. - STAMPA. - (2012), pp. 119-171.

Migranti ed emancipazione umana nel mercato mondiale della globalizzazione capitalistica

DI MARCO, GIUSEPPE ANTONIO
2012

Abstract

Il movimento delle migrazioni nel mercato mondiale dell'odierna globalizzazione capitalistica è analizzato nella prospettiva generale del conflitto tra capitale e lavoro salariato e della liberazione degli uomini dallo sfruttamento che è in gioco in tale conflitto, La libera circolazione sia dei capitali che della forza-lavoro è richiesta dal capitale stesso mediante il livellamento del saggio generale del profitto e dalla formazione dei prezzi di produzione (Marx, Il capitale, Libro terzo). Su questa base materiale, che si esprime nel mercato mondiale e nel dominio generalizzato del valore di scambio, poggia la teoria borghese universalistica del “diritti umani”. Perciò teoricamente la legislazione sull'immigrazione sanziona discriminazioni in base alla razza, al sesso, chiusure etniche ecc. Ma questa idealità del diritto borghese, che poi è il diritto nel suo ultimo sviluppo, urta contro l’ostacolo rappresentato dall'accumulazione capitalistica stessa, la quale ha come presupposto e conseguenza la formazione di una popolazione eccedente o esercito industriale di riserva (Il capitale, Libro primo) la cui funzione è quella di premere sugli operai occupati affinché il capitale ottenga più lavoro senza per questo aumentare l’offerta di operai. Il punto centrale della legislazione sulle migrazioni è dunque solo la lotta all'immigrazione clandestina, quindi è il legame tra possesso di un documento di lavoro e permesso di soggiorno. In tale modo la clandestinità stessa diventa funzionale alla concorrenza più generale tra occupati e disoccupati, cosicché le stesse misure punitive contro l’immigrazione clandestina (espulsioni ecc.) finiscono col creare la clandestinità nel momento in cui la contrastano con dispendio improduttivo di risorse per la creazione di apparati repressivi, come i centri di identificazione ed espulsione. Su questa contraddizione economica che mette contro operai occupati e disoccupati, si riproducono le ideologie razziste e identitarie che le legislazioni sui migrazioni idealmente vogliono combattere con il loro universalismo borghese, ma che in realtà contribuiscono a creare. La via d’uscita è la cooperazione tra immigrati clandestini e residenti nell'ambito di una cooperazione tra occupati e disoccupati in generale, residenti o meno, per spezzare le nefaste conseguenze della legge dell'accumulazione capitalistica. Il terreno di questa cooperazione è la lotta per la riduzione del tempo di lavoro per tutti il che comporta in primo luogo la richiesta di abolizione del nesso tra libretto di lavoro e permesso di soggiorno, e la libera circolazione di tutte le persone sul pianeta indipendentemente dal possesso o di un lavoro o di un reddito, che peraltro dovrebbe essere a tutti garantito come condizione minima di esistenza.
2012
9788857512754
Migranti ed emancipazione umana nel mercato mondiale della globalizzazione capitalistica / DI MARCO, GIUSEPPE ANTONIO. - STAMPA. - (2012), pp. 119-171.
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