L'obiettivo è quello di raccontare dal punto di vista dell'architettura le vicende essenziali e più recenti dell'architettura del carcere che hanno portato all'attuale situazione, provando ad esprimere un punto di vista chiaro ed interno alla disciplina della progettazione. Si muove da una prima riflessione che può apparire singolare, non si parla mai in Italia di architettura del carcere bensì di edilizia carceraria, e questo sia trattando le questioni della manutenzione del patrimonio carcerario dello Stato, che parlando di nuove realizzazioni, laddove si presume necessaria l'elaborazione di un progetto, propriamente architettonico. Nel termine edilizia è compreso il complesso delle attività riferite al processo costruttivo, quindi anche la progettazione dell'architettura, ma è nell'uso comune della lingua un modo per riferirsi ad un tipo di costruzioni assolutamente generalizzabili che introduce peraltro ad un “gergo” tutto interno che avvilisce ulteriormente il valore dell'apporto dell'architettura. Questa notazione è importante per introdurne un'altra, il collettivo disinteresse verso qualsiasi questione di qualità riferita al carcere, appare chiaro a chi a vario titolo si avvicina a questa realtà che si tratta di un mondo altro nel quale prevalgono le questioni della pena e della punizione conseguente, nel quale si opera una sorta di de-spazializzazione, nel senso che basta sapere che c'è un luogo in cui si attua la pena inflitta. La qualità e le caratteristiche di questi spazi, di questi luoghi non sono oggetto di indagine e, come se non fosse già sufficiente la privazione della libertà personale, le condizioni in cui versano e in cui si costringono i detenuti nel nostro Paese, note a tutti, sono inumane e vergognose. E' possibile, dunque, affermare l'assenza dell'architettura nel progetto delle carceri, anche ora che si sta attuando il “piano carceri” che prevede interventi sull'esistente e realizzazioni ex-novo, non si è ritenuto che fosse un'occasione per provare a riportare lo studio degli spazi e dei luoghi, le ragioni del progetto di architettura all'interno dell'emergenze che si sta tentando di affrontare. Le questioni principali sono sintetizzabili sostanzialmente in due temi, la relazione con la città e cioè la relazione tra forma urbana e forma architettonica, e l'architettura cioè le questioni della progettazione e della composizione architettonica.E' ormai improcrastinabile una riflessione operativa sullo spazio del carcere e sul ruolo centrale che questo deve e può assumere nel processo di recupero, lo spazio architettonico di chi vive rinchiuso ha proprietà relazionali e dimensionali completamente diverse, assume “misure” e ruoli complessi, si tratta dunque di ripensare e reinterpretare in termini di spazio le istanze contemporanee sulla concezione della detenzione. Gli architetti hanno il compito, ma anche il dovere morale, di riportare la questione teorica e applicativa tanto nel progetto di carceri ex-novo, quanto nel intervento di recupero e risanamento di istituti storici.In Europa, in particolare al nord, molti Paesi stanno sperimentando nuove forme e tipologie per l'architettura del carcere, finalmente i progetti sono affidati ad architetti che si dedicano alla ricerca sperimentale attraverso il progetto, provando ad individuare nuove potenzialità dello spazio, diversi ruoli degli spazi comuni ed anche di quelli aperti, nuove forme di relazione con l'intorno urbano.

L'architettura del carcere. Tendenze attuali e stato dell'arte / Santangelo, MARIA ROSARIA. - (2013), pp. 79-94.

L'architettura del carcere. Tendenze attuali e stato dell'arte

SANTANGELO, MARIA ROSARIA
2013

Abstract

L'obiettivo è quello di raccontare dal punto di vista dell'architettura le vicende essenziali e più recenti dell'architettura del carcere che hanno portato all'attuale situazione, provando ad esprimere un punto di vista chiaro ed interno alla disciplina della progettazione. Si muove da una prima riflessione che può apparire singolare, non si parla mai in Italia di architettura del carcere bensì di edilizia carceraria, e questo sia trattando le questioni della manutenzione del patrimonio carcerario dello Stato, che parlando di nuove realizzazioni, laddove si presume necessaria l'elaborazione di un progetto, propriamente architettonico. Nel termine edilizia è compreso il complesso delle attività riferite al processo costruttivo, quindi anche la progettazione dell'architettura, ma è nell'uso comune della lingua un modo per riferirsi ad un tipo di costruzioni assolutamente generalizzabili che introduce peraltro ad un “gergo” tutto interno che avvilisce ulteriormente il valore dell'apporto dell'architettura. Questa notazione è importante per introdurne un'altra, il collettivo disinteresse verso qualsiasi questione di qualità riferita al carcere, appare chiaro a chi a vario titolo si avvicina a questa realtà che si tratta di un mondo altro nel quale prevalgono le questioni della pena e della punizione conseguente, nel quale si opera una sorta di de-spazializzazione, nel senso che basta sapere che c'è un luogo in cui si attua la pena inflitta. La qualità e le caratteristiche di questi spazi, di questi luoghi non sono oggetto di indagine e, come se non fosse già sufficiente la privazione della libertà personale, le condizioni in cui versano e in cui si costringono i detenuti nel nostro Paese, note a tutti, sono inumane e vergognose. E' possibile, dunque, affermare l'assenza dell'architettura nel progetto delle carceri, anche ora che si sta attuando il “piano carceri” che prevede interventi sull'esistente e realizzazioni ex-novo, non si è ritenuto che fosse un'occasione per provare a riportare lo studio degli spazi e dei luoghi, le ragioni del progetto di architettura all'interno dell'emergenze che si sta tentando di affrontare. Le questioni principali sono sintetizzabili sostanzialmente in due temi, la relazione con la città e cioè la relazione tra forma urbana e forma architettonica, e l'architettura cioè le questioni della progettazione e della composizione architettonica.E' ormai improcrastinabile una riflessione operativa sullo spazio del carcere e sul ruolo centrale che questo deve e può assumere nel processo di recupero, lo spazio architettonico di chi vive rinchiuso ha proprietà relazionali e dimensionali completamente diverse, assume “misure” e ruoli complessi, si tratta dunque di ripensare e reinterpretare in termini di spazio le istanze contemporanee sulla concezione della detenzione. Gli architetti hanno il compito, ma anche il dovere morale, di riportare la questione teorica e applicativa tanto nel progetto di carceri ex-novo, quanto nel intervento di recupero e risanamento di istituti storici.In Europa, in particolare al nord, molti Paesi stanno sperimentando nuove forme e tipologie per l'architettura del carcere, finalmente i progetti sono affidati ad architetti che si dedicano alla ricerca sperimentale attraverso il progetto, provando ad individuare nuove potenzialità dello spazio, diversi ruoli degli spazi comuni ed anche di quelli aperti, nuove forme di relazione con l'intorno urbano.
2013
9788890778049
L'architettura del carcere. Tendenze attuali e stato dell'arte / Santangelo, MARIA ROSARIA. - (2013), pp. 79-94.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11588/567232
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