Come molti retori impegnati in attività pubbliche, Elio Aristide (II secolo d.C.) dedica diversi passi delle sue opere alla descrizione e soprattutto alla celebrazione dei “luoghi”, da quelli più piccoli come i templi, a quelli più grandi come le città o i territori. In taluni casi, tuttavia, la descrizione dei luoghi agisce in modo simbolico, ossia come proiezione spaziale del rapporto personale di Aristide con il dio guaritore di cui è un fervente devoto, Asclepio, il quale è anche l'ispiratore della sua eloquenza. Aristide evoca così nuovi spazi per la sua nuova retorica ispirata dal dio; a volte invece ricopre di nuovo significato contesti retorici più tradizionali, come le sedi di conferenze e agoni retorici. Nei Discorsi sacri (orr. 47-52) Aristide descrive i santuari di Asclepio come il luogo ideale per eseguire declamazioni. In un passo (or. 50, 14-18), l'asklepieion di Pergamo è rappresentato come il locus amoenus dove avviene la sua investitura poetica/retorica, propiziata da Asclepio, in un modo che, più ancora che il modello esiodeo, ricorda soprattutto il Fedro di Platone. Il rapporto con il platonismo del suo tempo - un tema centrale in Aristide - è inoltre la chiave di lettura di un passo, caratterizzato da un linguaggio allusivo, quasi allegorico (or. 39, 6), in cui viene descritto il platano collocato nel santuario di Pergamo.
Oltre le Muse. Lo spazio nella retorica rinnovata di Elio Aristide / Miletti, Lorenzo. - 5:(2021), pp. 177-198.
Oltre le Muse. Lo spazio nella retorica rinnovata di Elio Aristide
Lorenzo Miletti
2021
Abstract
Come molti retori impegnati in attività pubbliche, Elio Aristide (II secolo d.C.) dedica diversi passi delle sue opere alla descrizione e soprattutto alla celebrazione dei “luoghi”, da quelli più piccoli come i templi, a quelli più grandi come le città o i territori. In taluni casi, tuttavia, la descrizione dei luoghi agisce in modo simbolico, ossia come proiezione spaziale del rapporto personale di Aristide con il dio guaritore di cui è un fervente devoto, Asclepio, il quale è anche l'ispiratore della sua eloquenza. Aristide evoca così nuovi spazi per la sua nuova retorica ispirata dal dio; a volte invece ricopre di nuovo significato contesti retorici più tradizionali, come le sedi di conferenze e agoni retorici. Nei Discorsi sacri (orr. 47-52) Aristide descrive i santuari di Asclepio come il luogo ideale per eseguire declamazioni. In un passo (or. 50, 14-18), l'asklepieion di Pergamo è rappresentato come il locus amoenus dove avviene la sua investitura poetica/retorica, propiziata da Asclepio, in un modo che, più ancora che il modello esiodeo, ricorda soprattutto il Fedro di Platone. Il rapporto con il platonismo del suo tempo - un tema centrale in Aristide - è inoltre la chiave di lettura di un passo, caratterizzato da un linguaggio allusivo, quasi allegorico (or. 39, 6), in cui viene descritto il platano collocato nel santuario di Pergamo.| File | Dimensione | Formato | |
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