L'uomo storicamente si è relazionato allo spazio e al tempo in base al continuo mutare della luce solare: regolato dalla diurna alternanza giorno-notte, il nostro organismo, con i suoi ritmi circadiani, è fisiologicamente armonizzato con i tempi della natura. La luce controlla dunque i processi della vita biologica e anche determinate attività ormonali umane dipendono da essa; di conseguenza, anche gli uomini primitivi hanno avuto consapevolezza, sebbene non scientifica, dei fenomeni temporali. Ma l'ambizione delle antiche popolazioni era quello di comprendere, controllare e dunque partecipare, a processi temporali che andassero oltre il breve intervallo della vita individuale: l'uomo, la cui vita è limitata ad un breve periodo nel flusso eterno degli eventi che sono avvenuti prima di lui e che continueranno ad accadere anche dopo la sua dipartita, ha avuto fin dall'antichità il desiderio di proiettarsi verso l'eternità dominando il tempo attraverso la misura e la capacità di prevedere il ciclico ritorno di ogni attimo trascorso, così da non ritenerlo definitivamente perduto in un flusso inarrestabile e infinito di eventi. Da qui nasce il primo tentativo di oggettivare lo scorrere del tempo in base alle osservazioni dei corpi celesti, in particolare il Sole, la cui sempre mutevole posizione determinava l'ombra e le sue continue variazioni nel mondo fenomenico: la ciclica regolarità dei moti celesti offriva la garanzia di poter interpretare razionalmente il mutamento degli eventi proprio perché inquadrabili nell'ambito della durata ciclica dei fenomeni naturali. Grazie all'uso della gnomonica, le antiche civiltà in tutto il mondo hanno ottenuto di poter calcolare e rappresentare (e dunque controllare attraverso la previsione della ciclicità del fenomeno) i complessi movimenti del Sole2, che altrimenti sarebbero stati intangibili e remoti. Questo perché l'ombra proiettata da uno gnomone consente di misurare in termini spaziali ciò che, senza l'ausilio di avanzate tecnologie moderne, sarebbe stato altrimenti incommensurabile in termini astronomici. Con l'avvento di strumenti ottici e meccanici prima e digitali poi, la misurazione del tempo si è resa indipendente dalla gnomonica che portava con sé il limite di segnare il tempo del singolo luogo in quanto strettamente dipendente dalla latitudine nella quale accadeva il fenomeno umbratile per la misura. Le ombre della gnomonica antica sono state adottate così da alcuni architetti e artisti la cui opera usa gli strumenti geometrici della misura gnomonica del tempo, non ai fini cronometrici. Queste opere ci mostrano il potenziale dell'arte e dell'architettura nel facilitare la nostra capacità di osservare e comprendere il mondo, sia quello terrestre che quello cosmico, sia quello umano che quello divinizzato, oltre a evidenziare il nostro ruolo all'interno di essi.
Geometrie della luce per il tempo odierno / Pagliano, Alessandra. - (2023), pp. 13-18.
Geometrie della luce per il tempo odierno
Alessandra Pagliano
2023
Abstract
L'uomo storicamente si è relazionato allo spazio e al tempo in base al continuo mutare della luce solare: regolato dalla diurna alternanza giorno-notte, il nostro organismo, con i suoi ritmi circadiani, è fisiologicamente armonizzato con i tempi della natura. La luce controlla dunque i processi della vita biologica e anche determinate attività ormonali umane dipendono da essa; di conseguenza, anche gli uomini primitivi hanno avuto consapevolezza, sebbene non scientifica, dei fenomeni temporali. Ma l'ambizione delle antiche popolazioni era quello di comprendere, controllare e dunque partecipare, a processi temporali che andassero oltre il breve intervallo della vita individuale: l'uomo, la cui vita è limitata ad un breve periodo nel flusso eterno degli eventi che sono avvenuti prima di lui e che continueranno ad accadere anche dopo la sua dipartita, ha avuto fin dall'antichità il desiderio di proiettarsi verso l'eternità dominando il tempo attraverso la misura e la capacità di prevedere il ciclico ritorno di ogni attimo trascorso, così da non ritenerlo definitivamente perduto in un flusso inarrestabile e infinito di eventi. Da qui nasce il primo tentativo di oggettivare lo scorrere del tempo in base alle osservazioni dei corpi celesti, in particolare il Sole, la cui sempre mutevole posizione determinava l'ombra e le sue continue variazioni nel mondo fenomenico: la ciclica regolarità dei moti celesti offriva la garanzia di poter interpretare razionalmente il mutamento degli eventi proprio perché inquadrabili nell'ambito della durata ciclica dei fenomeni naturali. Grazie all'uso della gnomonica, le antiche civiltà in tutto il mondo hanno ottenuto di poter calcolare e rappresentare (e dunque controllare attraverso la previsione della ciclicità del fenomeno) i complessi movimenti del Sole2, che altrimenti sarebbero stati intangibili e remoti. Questo perché l'ombra proiettata da uno gnomone consente di misurare in termini spaziali ciò che, senza l'ausilio di avanzate tecnologie moderne, sarebbe stato altrimenti incommensurabile in termini astronomici. Con l'avvento di strumenti ottici e meccanici prima e digitali poi, la misurazione del tempo si è resa indipendente dalla gnomonica che portava con sé il limite di segnare il tempo del singolo luogo in quanto strettamente dipendente dalla latitudine nella quale accadeva il fenomeno umbratile per la misura. Le ombre della gnomonica antica sono state adottate così da alcuni architetti e artisti la cui opera usa gli strumenti geometrici della misura gnomonica del tempo, non ai fini cronometrici. Queste opere ci mostrano il potenziale dell'arte e dell'architettura nel facilitare la nostra capacità di osservare e comprendere il mondo, sia quello terrestre che quello cosmico, sia quello umano che quello divinizzato, oltre a evidenziare il nostro ruolo all'interno di essi.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


