Ci sono oltre 600 chilometri di strada ferrata nel nostro Paese che da anni non ottemperano più al regolare trasporto di individui e di merci. Dismessa la funzione che dettò in principio il suo allestimento, resta oggi una trama, in certi casi anche fitta, di linee che attraversano borghi e piccoli centri, ricchi di storia e di identità. Lo Stato italiano, attraverso la legge 128/2017, regolamenta la possibilità di rifunzionalizzare le linee in disuso o prossime alla dismissione, situate in aree di rilevante interesse paesaggistico, attraverso il loro inserimento in circuiti di valorizzazione culturale e turistica. L’obiettivo è quello di favorire un turismo lento e sostenibile che, sopperendo alla perdita dell’esercizio ferroviario, esalti le potenzialità del tessuto territoriale: un intreccio di binari senza tempo che si innestano su una trama di strade, sentieri e vie d’acqua a formare una rete di percorsi verdi in cui agevolare la pratica di una mobilità dolce, ecocompatibile e rispettosa del paesaggio. Una ferrovia in disuso resta così attiva all’interno di una rete di greenways in cui, ridefinendo la propria destinazione d’uso, può indurre la formazione di una rinnovata coscienza dei luoghi e allestire nuove opportunità di azione, sia sul piano della valorizzazione del patrimonio culturale, sia su quello dell’avanzamento dello sviluppo economico. In tal senso, i treni storici offrono un’occasione di viaggio che non è solo spostamento ma anche narrazione: una pratica che supporta il turista in senso materiale e immateriale, innesca un meccanismo di riconoscimento del valore dei luoghi, rallenta il tempo e consente al paesaggio di ribadire la propria natura viva e narrante. È quel che accade, per esempio, lungo la rete ferroviaria dismessa della Transiberiana d’Italia, che un tempo univa l’Abruzzo e il Molise mettendo in collegamento i centri di Sulmona, Carpinone e Isernia. Qui, attraverso un itinerario tortuoso e suggestivo tra parchi nazionali e riserve naturali protette, già segnalato dal Touring Club nei primi anni del Novecento per le sue valenze ambientali e paesaggistiche, un treno storico si è rimesso in moto perché inserito con determinazione in un processo di partecipazione bottom up, che lo ha reso un vettore di conoscenza dell’identità locale e un motore di sviluppo socioeconomico per i centri che attraversa.
La narrazione del paesaggio attraverso i veicoli lenti delle tratte ferroviarie storiche / DELLE DONNE, Barbara. - (2024), pp. 619-623.
La narrazione del paesaggio attraverso i veicoli lenti delle tratte ferroviarie storiche
Delle Donne Barbara
2024
Abstract
Ci sono oltre 600 chilometri di strada ferrata nel nostro Paese che da anni non ottemperano più al regolare trasporto di individui e di merci. Dismessa la funzione che dettò in principio il suo allestimento, resta oggi una trama, in certi casi anche fitta, di linee che attraversano borghi e piccoli centri, ricchi di storia e di identità. Lo Stato italiano, attraverso la legge 128/2017, regolamenta la possibilità di rifunzionalizzare le linee in disuso o prossime alla dismissione, situate in aree di rilevante interesse paesaggistico, attraverso il loro inserimento in circuiti di valorizzazione culturale e turistica. L’obiettivo è quello di favorire un turismo lento e sostenibile che, sopperendo alla perdita dell’esercizio ferroviario, esalti le potenzialità del tessuto territoriale: un intreccio di binari senza tempo che si innestano su una trama di strade, sentieri e vie d’acqua a formare una rete di percorsi verdi in cui agevolare la pratica di una mobilità dolce, ecocompatibile e rispettosa del paesaggio. Una ferrovia in disuso resta così attiva all’interno di una rete di greenways in cui, ridefinendo la propria destinazione d’uso, può indurre la formazione di una rinnovata coscienza dei luoghi e allestire nuove opportunità di azione, sia sul piano della valorizzazione del patrimonio culturale, sia su quello dell’avanzamento dello sviluppo economico. In tal senso, i treni storici offrono un’occasione di viaggio che non è solo spostamento ma anche narrazione: una pratica che supporta il turista in senso materiale e immateriale, innesca un meccanismo di riconoscimento del valore dei luoghi, rallenta il tempo e consente al paesaggio di ribadire la propria natura viva e narrante. È quel che accade, per esempio, lungo la rete ferroviaria dismessa della Transiberiana d’Italia, che un tempo univa l’Abruzzo e il Molise mettendo in collegamento i centri di Sulmona, Carpinone e Isernia. Qui, attraverso un itinerario tortuoso e suggestivo tra parchi nazionali e riserve naturali protette, già segnalato dal Touring Club nei primi anni del Novecento per le sue valenze ambientali e paesaggistiche, un treno storico si è rimesso in moto perché inserito con determinazione in un processo di partecipazione bottom up, che lo ha reso un vettore di conoscenza dell’identità locale e un motore di sviluppo socioeconomico per i centri che attraversa.| File | Dimensione | Formato | |
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