Il commento del Vat. lat. 2739, pur limitato ai primi quattro libri dell’Eneide, costituisce uno dei commenti umanistici a Virgilio di maggior ampiezza, paragonabile per questo aspetto a quelli di Leto, Landino, Mancinelli e Cinzio da Ceneda. L’ignoto commentatore operava nella cerchia di Pomponio Leto oppure aveva avuto contatti con la scuola di Leto, e mostra di avere notizia dell’esegesi virgiliana in essa praticata. La contiguità con Leto non implica però una conoscenza diretta del commento pomponiano, la cui circolazione restò del resto limitata alla cerchia del maestro, fino almeno all’edizione “pirata” pubblicata in due volumi a Brescia intorno al 1490 da Daniele Caetani (ISTC il00023300 e il00023600) : data che potrebbe costituire un termine post quem per il nostro commentatore, ma andrà considerato che l’edizione bresciana non conobbe una grande circolazione e che il commentatore potrebbe averla ignorata anche se la sua attività fosse databile agli anni ’90 (o poco oltre). Verosimilmente il commentatore ebbe conoscenza dell’insegnamento orale di Leto, sulla base del quale mise a punto il proprio approccio esegetico, in modo analogo a quanto rilevabile non solo per Cinzio da Ceneda, allievo di Leto negli anni ’70 ed autore di un commento all’Eneide scritto nel decennio successivo, dopo il suo rientro nel natio Friuli , ma anche per il commento alle Georgiche di Aurelio Lippo Brandolini, su cui ci siamo soffermati in altra sede . Il commento in esame, in questo quadro, costituisce un capitolo di un certo interesse della costruzione del moderno commento virgiliano avviata da Leto, e meriterebbe un’indagine più sistematica di quella proposta nel presente contributo.
Il commento all’Eneide del Vat. lat. 2739 / Abbamonte, Giancarlo. - 90:(2023), pp. 571-594.
Il commento all’Eneide del Vat. lat. 2739
giancarlo abbamonte
2023
Abstract
Il commento del Vat. lat. 2739, pur limitato ai primi quattro libri dell’Eneide, costituisce uno dei commenti umanistici a Virgilio di maggior ampiezza, paragonabile per questo aspetto a quelli di Leto, Landino, Mancinelli e Cinzio da Ceneda. L’ignoto commentatore operava nella cerchia di Pomponio Leto oppure aveva avuto contatti con la scuola di Leto, e mostra di avere notizia dell’esegesi virgiliana in essa praticata. La contiguità con Leto non implica però una conoscenza diretta del commento pomponiano, la cui circolazione restò del resto limitata alla cerchia del maestro, fino almeno all’edizione “pirata” pubblicata in due volumi a Brescia intorno al 1490 da Daniele Caetani (ISTC il00023300 e il00023600) : data che potrebbe costituire un termine post quem per il nostro commentatore, ma andrà considerato che l’edizione bresciana non conobbe una grande circolazione e che il commentatore potrebbe averla ignorata anche se la sua attività fosse databile agli anni ’90 (o poco oltre). Verosimilmente il commentatore ebbe conoscenza dell’insegnamento orale di Leto, sulla base del quale mise a punto il proprio approccio esegetico, in modo analogo a quanto rilevabile non solo per Cinzio da Ceneda, allievo di Leto negli anni ’70 ed autore di un commento all’Eneide scritto nel decennio successivo, dopo il suo rientro nel natio Friuli , ma anche per il commento alle Georgiche di Aurelio Lippo Brandolini, su cui ci siamo soffermati in altra sede . Il commento in esame, in questo quadro, costituisce un capitolo di un certo interesse della costruzione del moderno commento virgiliano avviata da Leto, e meriterebbe un’indagine più sistematica di quella proposta nel presente contributo.| File | Dimensione | Formato | |
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2023 Abbamonte G. - Stok F. Comm. anon. a Verg. Vat. lat. 2739.pdf
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