Il contributo ricostruisce sulla base di documentazione inedita tratta dall'archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale le varie fasi dell'economia albanese dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni Novanta. Con l'avvento del regime comunista, la nuova classe dirigente imitò il paradigma economico sovietico e perseguì a tappe forzate con l'uso di metodi violenti e punitivi l'attuazione della riforma agraria, la nazionalizzazione del sistema produttivo e l'adozione di una politica economica pianificata allo scopo di raggiungere una rapida industrializzazione. Con il passare degli anni il modello sovietico si rivelò irrealistico per un Paese dominato da una società agricolo-pastorale: tuttavia solo con le drammatiche interruzioni dei rapporti con l'Urss e poi con la Cina contribuirono alla parziale revisione delle dottrine economiche, sebbene da un punto di vista teorico ancora saldamente ancorate all'ideologia marxista. In tal modo si inaugurò con molta prudenza una nuova fase, segnata da un allargamento di orizzonti: in questo scenario l'Italia si mostrò solerte nel cogliere i segnali di apertura intensificando le relazioni commerciali nella convinzione che la stabilità economica dell'Albania avrebbe potuto incoraggiare un mutamento anche di carattere politico. Un orientamento che non trovò riscontrò nella classe dirigente albanese, ma che avvicinò i due Paesi e rese possibile una maggiore attenzione dell'Italia nelle fasi più traumatiche del crollo del regime agli inizi degli anni Novanta.
L'economia albanese e i rapporti con l'Italia dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Ottanta del Novecento / Dandolo, Francesco. - (2021), pp. 82-136.
L'economia albanese e i rapporti con l'Italia dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Ottanta del Novecento
Francesco Dandolo
2021
Abstract
Il contributo ricostruisce sulla base di documentazione inedita tratta dall'archivio storico diplomatico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale le varie fasi dell'economia albanese dal secondo dopoguerra agli inizi degli anni Novanta. Con l'avvento del regime comunista, la nuova classe dirigente imitò il paradigma economico sovietico e perseguì a tappe forzate con l'uso di metodi violenti e punitivi l'attuazione della riforma agraria, la nazionalizzazione del sistema produttivo e l'adozione di una politica economica pianificata allo scopo di raggiungere una rapida industrializzazione. Con il passare degli anni il modello sovietico si rivelò irrealistico per un Paese dominato da una società agricolo-pastorale: tuttavia solo con le drammatiche interruzioni dei rapporti con l'Urss e poi con la Cina contribuirono alla parziale revisione delle dottrine economiche, sebbene da un punto di vista teorico ancora saldamente ancorate all'ideologia marxista. In tal modo si inaugurò con molta prudenza una nuova fase, segnata da un allargamento di orizzonti: in questo scenario l'Italia si mostrò solerte nel cogliere i segnali di apertura intensificando le relazioni commerciali nella convinzione che la stabilità economica dell'Albania avrebbe potuto incoraggiare un mutamento anche di carattere politico. Un orientamento che non trovò riscontrò nella classe dirigente albanese, ma che avvicinò i due Paesi e rese possibile una maggiore attenzione dell'Italia nelle fasi più traumatiche del crollo del regime agli inizi degli anni Novanta.| File | Dimensione | Formato | |
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