Il lavoro affronta la questione consistente nel chiedersi se possa ritenersi avvenuta o meno una ‘europeizzazione’ dei controlimiti, se, cioè, possa (già) dirsi compiuta o sia prossima al compimento la ‘chiusura del cerchio’, rispetto all’assorbimento nell’ordinamento sovranazionale delle garanzie e degli standards di tutela, ad esse riferibili, validi a livello interno, o se permangano ancora delle disparità nel riconoscimento dei diritti fondamentali tra l’ordinamento europeo e gli ordinamenti nazionali, con particolare riferimento al nostro, sì che la dottrina dei controlimiti possa considerarsi ancora valida e soprattutto necessaria al fine di rimediare alle antinomie tra diritto europeo ed impianto costituzionale. Nel primo caso, gli orientamenti ‘eurocentrici’ manifestati, in recenti occasioni, dalla Corte di Giustizia potrebbero non destare eccessive preoccupazioni, anche laddove dovessero rappresentare – com'è costantemente accaduto in passato – un’anticipazione dell’indirizzo che prenderà la prossima fase di modifica del diritto primario dell’Unione; nel secondo, sarebbe auspicabile che le Corti costituzionali – oltre che, in prima battuta, il legislatore nazionale - continuassero a fare il proprio mestiere, invertendo il trend manifestatosi nelle prime significative vicende giudiziarie successive all’avvento del Trattato di Lisbona.
La legittimazione dell’Unione europea all’esercizio di competenze penali: il problema degli standards di tutela dei diritti fondamentali e la c.d. ‘europeizzazione’ dei controlimiti / Masarone, Valentina. - (2017), pp. 579-593.
La legittimazione dell’Unione europea all’esercizio di competenze penali: il problema degli standards di tutela dei diritti fondamentali e la c.d. ‘europeizzazione’ dei controlimiti
MASARONE, VALENTINA
2017
Abstract
Il lavoro affronta la questione consistente nel chiedersi se possa ritenersi avvenuta o meno una ‘europeizzazione’ dei controlimiti, se, cioè, possa (già) dirsi compiuta o sia prossima al compimento la ‘chiusura del cerchio’, rispetto all’assorbimento nell’ordinamento sovranazionale delle garanzie e degli standards di tutela, ad esse riferibili, validi a livello interno, o se permangano ancora delle disparità nel riconoscimento dei diritti fondamentali tra l’ordinamento europeo e gli ordinamenti nazionali, con particolare riferimento al nostro, sì che la dottrina dei controlimiti possa considerarsi ancora valida e soprattutto necessaria al fine di rimediare alle antinomie tra diritto europeo ed impianto costituzionale. Nel primo caso, gli orientamenti ‘eurocentrici’ manifestati, in recenti occasioni, dalla Corte di Giustizia potrebbero non destare eccessive preoccupazioni, anche laddove dovessero rappresentare – com'è costantemente accaduto in passato – un’anticipazione dell’indirizzo che prenderà la prossima fase di modifica del diritto primario dell’Unione; nel secondo, sarebbe auspicabile che le Corti costituzionali – oltre che, in prima battuta, il legislatore nazionale - continuassero a fare il proprio mestiere, invertendo il trend manifestatosi nelle prime significative vicende giudiziarie successive all’avvento del Trattato di Lisbona.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.