L’articolo si propone di ricostruire gli obiettivi, le pratiche operative e i risultati della campagna di disarmo generale della popolazione avviata sotto l’ombrello dello stato d’assedio nella Palermo del 1894. Intende farlo avvalendosi di una ricca documentazione archivistica proveniente da Roma (carte Crispi, in particolare, ma non solo) e da Palermo (Prefettura e Questura), con l’obiettivo di colmare la lacuna esistente nella pur ricca letteratura storiografica sulle misure eccezionali adottate dallo Stato liberale in Sicilia in occasione della repressione dei Fasci dei lavoratori. Quello siciliano rappresenta soltanto un episodio, benché dalla portata superiore agli altri, in una tendenza di lungo corso segnata non soltanto da un sistematico ricorso all’adozione di misure straordinarie nelle politiche di gestione dell’ordine pubblico, ma anche da una particolare attenzione al tema delle armi, che ciclicamente si traduceva in una sospensione della possibilità da parte dei privati di detenerle e asportarle in frangenti di forti tensioni sociali. Così, la restrizione o la cancellazione temporanea del privilegio di portare le armi si configurava come una costante nel quadro delle risposte fornite dallo Stato italiano alle sollecitazioni interne. Sin dagli anni preunitari si è infatti affermato, nelle pratiche di polizia in contesti emergenziali, un binomio tra l’imposizione di stati d’assedio e il disarmo della popolazione. Un binomio, questo, ben evidente nel caso siciliano del 1894 che ne rappresenta la realizzazione più compiuta, che getta le proprie radici nelle politiche del Piemonte sabaudo prima – partendo da Genova e nel 1849 e Sassari-Tempio nel 1852 - e dell’Italia liberale poi – dai casi del Mezzogiorno e Palermo nel 1862 e 1866 fino a quelli di Milano e Firenze all’apice della crisi di fine secolo nel 1898.
Salus patriae suprema lex: il controllo delle armi nella repressione dei Fasci a Palermo, 1894 / Aterrano, MARCO MARIA. - In: RASSEGNA STORICA DEL RISORGIMENTO. - ISSN 0033-9873. - CXIX:(2023), pp. 57-82.
Salus patriae suprema lex: il controllo delle armi nella repressione dei Fasci a Palermo, 1894
Marco Maria Aterrano
2023
Abstract
L’articolo si propone di ricostruire gli obiettivi, le pratiche operative e i risultati della campagna di disarmo generale della popolazione avviata sotto l’ombrello dello stato d’assedio nella Palermo del 1894. Intende farlo avvalendosi di una ricca documentazione archivistica proveniente da Roma (carte Crispi, in particolare, ma non solo) e da Palermo (Prefettura e Questura), con l’obiettivo di colmare la lacuna esistente nella pur ricca letteratura storiografica sulle misure eccezionali adottate dallo Stato liberale in Sicilia in occasione della repressione dei Fasci dei lavoratori. Quello siciliano rappresenta soltanto un episodio, benché dalla portata superiore agli altri, in una tendenza di lungo corso segnata non soltanto da un sistematico ricorso all’adozione di misure straordinarie nelle politiche di gestione dell’ordine pubblico, ma anche da una particolare attenzione al tema delle armi, che ciclicamente si traduceva in una sospensione della possibilità da parte dei privati di detenerle e asportarle in frangenti di forti tensioni sociali. Così, la restrizione o la cancellazione temporanea del privilegio di portare le armi si configurava come una costante nel quadro delle risposte fornite dallo Stato italiano alle sollecitazioni interne. Sin dagli anni preunitari si è infatti affermato, nelle pratiche di polizia in contesti emergenziali, un binomio tra l’imposizione di stati d’assedio e il disarmo della popolazione. Un binomio, questo, ben evidente nel caso siciliano del 1894 che ne rappresenta la realizzazione più compiuta, che getta le proprie radici nelle politiche del Piemonte sabaudo prima – partendo da Genova e nel 1849 e Sassari-Tempio nel 1852 - e dell’Italia liberale poi – dai casi del Mezzogiorno e Palermo nel 1862 e 1866 fino a quelli di Milano e Firenze all’apice della crisi di fine secolo nel 1898.| File | Dimensione | Formato | |
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