Le Fiabe italiane (1956) costituiscono uno snodo decisivo nell’opera di Italo Calvino e un laboratorio in cui convergono riflessione teorica, narratologia e ricerca linguistica. Il lavoro di selezione, traduzione e riscrittura organizza il patrimonio folklorico italiano in un “libro di fiabe” coerente sul piano macrotestuale: gli interventi autoriali manipolano gli originali perseguendo economia narrativa e simmetria. In tale quadro, Calvino sceglie di aggirare le implicazioni socio-culturali che il problema della cultura popolare sollevava in quegli anni per autori come Gramsci e De Martino, preferendo seguire un approccio comparatistico e formalista (Aarne, Thompson, Propp) al fine di ridefinire la fiaba come dispositivo narrativo e stilistico. Centrale risulta la costruzione di un italiano vivo e colloquiale, in grado, per un verso, di restituire il dinamismo morfosintattico e la concretezza lessicale delle migliori versioni dialettali, per altro, di contribuire alla creazione di un organismo narrativo esatto e scattante, privo di sbavature e giri a vuoto. La raccolta segna così un passaggio cruciale nella definizione della lingua narrativa calviniana.
Un lieto fine. Il libro delle fiabe di Calvino / De Caprio, C., Celotto, V.. - In: ALLEGORIA. - ISSN 1122-1887. - 93:(2026), pp. 37-60.
Un lieto fine. Il libro delle fiabe di Calvino
DE CAPRIO CHIARA;CELOTTO VITTORIO
2026
Abstract
Le Fiabe italiane (1956) costituiscono uno snodo decisivo nell’opera di Italo Calvino e un laboratorio in cui convergono riflessione teorica, narratologia e ricerca linguistica. Il lavoro di selezione, traduzione e riscrittura organizza il patrimonio folklorico italiano in un “libro di fiabe” coerente sul piano macrotestuale: gli interventi autoriali manipolano gli originali perseguendo economia narrativa e simmetria. In tale quadro, Calvino sceglie di aggirare le implicazioni socio-culturali che il problema della cultura popolare sollevava in quegli anni per autori come Gramsci e De Martino, preferendo seguire un approccio comparatistico e formalista (Aarne, Thompson, Propp) al fine di ridefinire la fiaba come dispositivo narrativo e stilistico. Centrale risulta la costruzione di un italiano vivo e colloquiale, in grado, per un verso, di restituire il dinamismo morfosintattico e la concretezza lessicale delle migliori versioni dialettali, per altro, di contribuire alla creazione di un organismo narrativo esatto e scattante, privo di sbavature e giri a vuoto. La raccolta segna così un passaggio cruciale nella definizione della lingua narrativa calviniana.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


